Celio: una folta rappresentanza in udienza dal Papa

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(29-01-2026) Nel ciclo di catechesi dedicate ai Documenti del Concilio Vaticano II, Papa Leone XIV ha proseguito la riflessione sulla Costituzione dogmatica Dei Verbum, soffermandosi sul tema centrale della rivelazione cristiana: Gesù Cristo, rivelatore del Padre e pienezza di tutta la Rivelazione.

L’Udienza generale, svoltasi il 21 gennaio 2026 nell’Aula Paolo VI, ha visto la partecipazione di numerosi pellegrini e, in particolare, la presenza di una delegazione composta da medici militari, personale militare e personale civile del Policlinico Militare “Celio” di Roma, accompagnata dal cappellano militare padre Michele Motta e dal Maggiore Generale Vincenzo Campagna, direttore della struttura.

Nel corso dell’udienza, il Santo Padre ha menzionato espressamente la delegazione del Policlinico Militare Celio, sottolineando il valore del servizio svolto quotidianamente a favore dei malati e delle persone più fragili. Il Maggiore Generale Vincenzo Campagna ha quindi voluto esprimere un segno concreto di omaggio e riconoscenza, facendo dono al Santo Padre del crest militare dell’Ospedale Celio, simbolo dell’identità, della storia e della missione di servizio della struttura. Il gesto ha inteso rappresentare la vicinanza del Policlinico al Papa e il legame tra l’attività sanitaria svolta dal Celio e i valori umani e spirituali richiamati dal Magistero pontificio.

Il Direttore del Policlinico ha definito l’esperienza particolarmente significativa, evidenziando come il Celio sia oggi una realtà sanitaria pienamente inserita nel tessuto cittadino romano, al servizio non solo del personale militare ma anche della popolazione civile. Le parole del Papa sono state lette come una conferma dell’attenzione alla persona nella sua integrità.

La partecipazione, che ha coinvolto circa duecento persone tra operatori sanitari e familiari, è stata vissuta con intensa emozione, soprattutto nel richiamo del Santo Padre a una visione della cura che non si limiti all’aspetto tecnico, ma integri in modo essenziale la dimensione umana e spirituale dell’assistenza. È emersa con forza l’idea che l’accompagnamento del malato non possa ridursi al solo atto medico, ma richieda ascolto, prossimità e compassione, intesa come capacità di “patire insieme”, riconoscendo nella persona sofferente non un oggetto di cura, ma un uomo o una donna nella loro interezza fisica, psicologica e spirituale.

In riferimento anche al Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale del Malato, incentrato sulla parabola del Buon Samaritano, è stato richiamato il valore della compassione come amore attivo, capace di tradursi in gesti concreti e quotidiani e di rendere la cura autenticamente umana. È stato inoltre evidenziato come la fretta rappresenti una delle principali nemiche dell’ascolto e della buona assistenza, mentre la presenza attenta e consapevole dell’operatore sanitario diventa una risorsa non solo per il paziente, ma anche per chi presta servizio.

È stato infine ribadito come la cura richieda uno spogliarsi dei ruoli e delle divise per entrare pienamente nella dimensione dell’incontro umano, e come sia necessario rafforzare, anche nei percorsi formativi, l’educazione all’ascolto e alla relazione, affinché la competenza tecnica sia sempre accompagnata da una profonda attenzione alla persona.

La catechesi del Santo Padre si è così configurata come un incoraggiamento per quanti operano in ambito militare e sanitario a vivere la propria professione come servizio al bene comune, nella certezza che nulla può separare dall’amore di Dio e che ogni gesto di cura, se vissuto nella carità, diventa segno concreto della presenza del Padre nella storia.