(05-03-2026) Questa mattina il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto al Quirinale la grande famiglia della chiesa castrense, guidata dall’Ordinario Militare, Gian Franco Saba.
Tappa preziosa in questo pellegrinaggio celebrativo che ricorda il non poter essere testimoni e annunciatori credibili del Vangelo senza essere dapprima ottimi cittadini. Un momento solenne e di alta caratura istituzionale con la presenza dei vertici militari, unitamente a rappresentanti di Governo e istituzionali.
Mons. Saba, a nome dell’Ordinariato tutto, ha rivolto al Signor Presidente parole di profonda sapienza, coniugando l’evento storico celebrativo con il presente operare dei cappellani militari, nella logica e prospettiva di futuro.
Il discorso dell’Eccellenza Rev.ma, rivolto al Presidente e alle autorità militari e civili, ha sottolineato il legame tra servizio all’Italia e assistenza spirituale alle Forze Armate, richiamando tappe giuridiche (la Costituzione apostolica Spirituali militum curae, la riforma del diritto canonico, il riordino concordatario) e l’ispirazione di Gaudium et Spes e dei Papi, per una pastorale che promuove dignità, formazione delle coscienze e impegno civile.
Ha evidenziato il ruolo dei cappellani nel favorire l’inculturazione spirituale, la responsabilità morale, la costruzione dell’amicizia sociale e una pedagogia della pace coerente con la Costituzione italiana che ripudia la guerra. Celebrare questo centenario, ha proseguito Mons. Saba è da intendersi come una memoria riconoscente, responsabilità e occasione profetica per rilanciare la cura della persona, delle relazioni e il servizio alla Repubblica, accompagnato da preghiera e impegno verso un futuro di concordia e pace.
L’Ordinario ha poi fatto dono al Signor Presidente di una effige della Regina della Pace, artisticamente realizzata da Jacopo Scassellati, artista che esplora materia e memoria attraverso pittura e scultura, fondendo mirabilmente con acume e luce singolare: memoria e contemporaneità.
Il Presidente Mattarella conseguentemente ha rivolto parole preziosissime all’Ordinariato tutto. Cent’anni di servizio dedicato all’Italia: l’Ordinariato e i cappellani hanno costantemente affiancato le nostre Forze Armate. Non in modo astratto, ma in un concreto sostegno, accanto ai militari che costituiscono un patrimonio inestimabile per la Nazione tutta. Ha proseguito rivolgendo parole di profonda gratitudine a nome di tutti i capi di Stato Maggiore, civili e militari, per l’inestimabile operato dei cappellani militari, il cui servizio è di grande valore. Il Signor Presidente, con l’impareggiabile equilibrio e sapienza che lo contraddistingue nel proferire parola, in ordine all’Ordinariato ha asserito: “Con il progredire del tempo, cresce l’apprezzamento per quanto è stato realizzato e per ciò che continuerete a fare”.
Nel pomeriggio i cappellani hanno proseguito il loro pellegrinaggio verso la Cattedrale di Roma, simbolo di unità e di comunione dell’intera cattolicità. A presiedere la solenne Eucaristia, Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale Baldo Reina, Vicario di Sua Santità per la città di Roma. La solenne liturgia è stata animata dall’Aeronautica Militare, con la banda e la Compagnia d’Onore, dirette dal maestro di cappella e compositore dell’inno del centenario, il Reverendo Maestro Don Michele Loda.
Le riflessioni dell’omelia sono scaturite dalla Parola di Dio ruotando attorno a un’unica domanda fondamentale per la vita del credente: di chi mi fido? È su questo terreno della fiducia che si fonda la nostra fede. Il Cardinale ha evidenziato i contrasti presenti nelle Scrittura: “Benedetto l’uomo che confida nel Signore”, contrapposto a chi pone la propria sicurezza solo nella propria forza. Lazzaro si affida al Signore, mentre il ricco si fida di sé stesso e dei suoi beni.
Nel richiamare il centenario dell’Ordinariato Militare, il Cardinale ha esortato a porsi la domanda: l’Ordinariato Militare di chi si fida? Nato per svolgere un servizio prezioso e delicato, esso si fa prossimità, tenerezza e premura della Madre Chiesa. Ogni anniversario è occasione propizia per rileggere il passato, vivere pienamente il presente e rilanciare la propria identità per il futuro: abbiamo il dovere di guardare avanti.
Il Vangelo mette in scena una simmetria di sguardi: il ricco osserva dall’alto verso il basso, mentre il povero guarda dal basso verso l’alto. Il ricco possiede tutto e vive dalla sua posizione di privilegio, il povero è invece schiacciato dalla povertà. Tuttavia la scena si capovolge: seppur povero in terra, a Lazzaro viene restituita dignità nell’eternità; il ricco, invece, si trova nella disperazione, privato di quella dignità che in eterno scopre di aver perduto.
Guardare la parabola attraverso la simmetria dello “sguardo” aiuta a comprendere il prezioso ministero dei cappellani: prendersi cura di chi è “in basso”, accompagnare e sostenere i militari a confidare nel Signore, Colui che può restituire la bellezza della dignità umana. Il cappellano è dunque colui che, in nome di Dio, cura e custodisce la dignità dei fratelli e delle sorelle in armi; è colui che accompagna, sostiene e consegna agli uomini e donne in armi il vero metro della vita, fondato sui valori per i quali si è disposti anche a donare la propria vita: l’eternità. Chi confida nel Signore non rimane senza nome, spezzato o deluso, ma riceve nuovamente e sempre volto e dignità.

