(04-03-2026) Onore ai caduti: agli uomini e alle donne in armi che hanno offerto la vita per difendere e custodire il supremo bene della pace. Questa mattina i cappellani militari, accompagnati dal picchetto d’onore interforze, dalla banda della Marina e dai medaglieri dell’Ordinariato e delle Associazioni combattentistiche, hanno deposto una corona d’alloro al Sacello del Milite Ignoto. Momento suggestivo, presieduto da S.E. Rev.ma Mons. Arcivescovo Ordinario Militare Gian Franco Saba, seguito da una preghiera presso la Cappella dell’Altare della Patria, sita nel Sacello del Milite Ignoto all’interno del Sacrario delle Bandiere delle Forze Armate.
Come le fiaccole perpetue che ardono davanti al Sacrario, al cui vibrar d’ogni fiamma il cuore è invitato a medesimo ardimento, i cappellani hanno rinnovato la custodia della memoria e l’onore tributato ai caduti, per camminare nella speranza del domani. L’Arcivescovo ha richiamato anche i tanti che, nelle guerre, muoiono ignoti e dimenticati, privati della dignità. È dunque dovere di tutti farsi promotori e custodi di memoria. Un momento intimo e profondo che ha visto i cappellani riflettere sulla loro presenza, spesso in situazioni segnate da tragicità, a sostegno nei momenti di lutto; riconoscendo che la Patria Eterna si costruisce servendo la Patria terrena. Visitare questi luoghi, ha proseguito l’Arcivescovo, è tornare alla via crucis di Cristo: un dolore ancora vivo che chiama nuovi Cirenei; da qui il grande valore dell’Eucaristia celebrata nei presidi militari come trasformazione di quegli squilli terreni in promessa degli squilli della città celeste.
I cappellani hanno proseguito il loro pellegrinaggio verso la Basilica di Santa Maria Maggiore dove hanno celebrato l’Eucaristia presieduta dal Cardinale Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Momento segnato dalla particolare invocazione alla Regina della Pace perché ogni arma cessi dal suo rumore.
Nell’omelia pronunciata il Cardinale ha espresso sentimenti di gratitudine e stupore per la presenza unita delle diverse forze armate, sottolineando come l’unità nella diversità sia una ricchezza, capace di collaborare per un unico ideale: la pace. Ha poi ricordato come le ricorrenze aiutino a fare memoria della storia – cento anni di cammino – per rinnovare il patto comune e guardare al futuro, distinguendo sempre tra forma e sostanza: ciò che non cambia è il servizio alla fede e all’umanità.
Da qui il valore di una chiesa dai confini ‘relativi’, ovverosia disseminata su tutto il territorio Nazionale e dunque capace di farsi prossimità e presenza per i militari e le loro famiglie lontani dalle loro case. Il cappellano militare è dunque l’uomo di Dio, la casa, la famiglia, che lascia pezzi dell’amore di Dio Padre nel cuore di tutti i volti incontrati.
Il motto Inter Arma Caritas sintetizza il cuore del messaggio: è l’amore che vince il male e la morte, come dimostra Gesù affrontando la passione con la speranza della risurrezione.
Zuppi ha poi richiamato il senso del servizio: è grande chi serve. L’autorità cristiana non è dominio ma dono di sé, esempio concreto e vicinanza alle persone affidate. Rivolgendosi in particolare ai cappellani e alle forze militari, incoraggia a vivere il proprio compito alla luce del Vangelo, come forza per contrastare lo spirito della guerra, il mito della forza e l’odio.
Infine, nel 70° anniversario della morte di Don Gnocchi ne propone la testimonianza: chi ha conosciuto la guerra deve costruire la pace.
Il Cardinale ha dunque lasciato una traccia nel cuore, ricordando come nell’amore non ci si improvvisa: perché abbiamo il dovere di tenerci sempre stretta l’umanità. In un mondo che appare una Babele abbiamo il dovere di difendere sempre la barca sulla quale siamo tutti. Questo potrà avvenire non certamente con l’insensatezza distruttiva delle armi, ma con l’arte di continuare a parlare la lingua di Dio, quella dell’incontro della carità dell’amore.

