Una Campana per la storia, una voce per il futuro.

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(26-02-2026) Ci sono gesti che non si limitano a occupare un’ora del calendario, ma scavano un solco nel tempo. La fusione di una campana è uno di questi. Il metallo entra nel fuoco come materia, ne esce come voce.

Lunedì 23 febbraio, presso la storica Pontificia Fonderia Marinelli di Agnone, abbiamo vissuto uno di quei momenti destinati a diventare memoria viva: la fusione della campana per il Centenario dell’Ordinariato militare per l’Italia.

Non è stata soltanto un’operazione tecnica. È stato un rito. Il bronzo liquido, incandescente, ha attraversato il crogiolo come un fiume di luce, per assumere la forma di un segno che accompagnerà la nostra storia. La campana, intonata in Sol, porterà una voce chiara e profonda, capace di attraversare lo spazio e, simbolicamente, il tempo.

Sulla sua superficie si intrecciano memoria e profezia. Da un lato, lo stemma del Centenario; dall’altro, gli stemmi del nostro Ordinario Militare, S.E. Mons. Gian Franco Saba e del Santo Padre Papa Leone XIV. Segni araldici che non sono semplici emblemi, ma appartenenza, comunione, radicamento ecclesiale.

La campana è dedicata a Maria Regina della Pace. E proprio per esprimere questo titolo non abbiamo scelto immagini figurative, ma simboli. Il maestro Mimmo Paladino ha donato due elementi artistici che impreziosiscono il bronzo: dodici stelle incise, che richiamano la Vergine Maria nella sua dimensione apocalittica e regale, e due rami di olivo, posti come corona nella parte superiore e inferiore. Le stelle parlano di luce nella notte; l’olivo è il linguaggio universale della pace. Insieme, costruiscono una teologia in bronzo.

Cent’anni sono una soglia. Non sono solo un traguardo cronologico, ma un passaggio spirituale. Questa campana diventa così documento a perpetua memoria: non un oggetto statico, ma una voce che si propagherà nell’aria, vibrazione che attraversa i corpi, eco che si deposita nei cuori. Ogni rintocco ricorderà il cammino compiuto e rilancerà la responsabilità del presente.

La sua collocazione nel campanile dell’Ordinariato Militare farà sì che essa scandisca non solo le ore, ma i momenti significativi della vita ecclesiale e militare. E sarà solennemente benedetta in occasione dell’apertura della nostra chiesa principale, Santa Caterina in Magnanapoli: un intreccio di tempo e spazio, di liturgia e storia, in cui la voce della campana inaugurerà un nuovo capitolo.

Una campana non parla con parole, ma con onde sonore. Eppure dice molto. Dice appartenenza. Dice memoria. Dice pace. Nel suo timbro in Sol si raccoglie un secolo di fedeltà e si apre un orizzonte di speranza.

Il bronzo si è fatto voce. E quella voce continuerà a raccontare, nel vento di Roma e oltre, la storia di una Chiesa particolare che, attraversando le stagioni della storia, ha scelto di restare al servizio della fede e dell’uomo. (Don Vincenzo Venuti)