Hangar della nave – 31 maggio 2026
Celebriamo oggi la solennità della Santissima Trinità, il mistero di Dio Amore, un grande mistero che non è facile spiegare se non attraverso delle immagini. E ve ne è una che qui, nel cuore del Mediterraneo, desidererei proporre, una che ha le sue origini in Sant’Agostino, che è vissuto non molto lontano da questo luogo dove ci troviamo e che ha attraversato anche questo mare, cercando la verità, cercando il suo futuro; un giovane che voleva scoprire il senso della sua esistenza, che voleva dare alla sua vita un significato. Egli arrivò a capire che Dio è riscopribile, il Dio Amore, in un abbraccio. Abbracciare Dio amore è abbracciare nell’amore Dio. In tempi più recenti a noi, nel secolo appena trascorso, vi è un film di un regista polacco, Il Decalogo, il quale presenta una scena dove c’è l’esigenza di spiegare il mistero di Dio, chi è Dio. E usa questa immagine: una nonna abbraccia a sé un bimbo, il nipotino, e la nonna chiede al bimbo: che cosa hai sentito? Io ti amo. Ecco, nell’abbraccio che cosa si sente? L’amore. E così quando Dio è presente nella nostra vita, che cosa ci fa percepire? L’amore. Questo è il desiderio di Dio: abbracciare l’umanità nell’amore, e che noi abbracciamo lui con l’amore.
La vostra missione e la nostra missione, perché è comune, qui nel cuore del Mediterraneo, è per far sentire l’abbraccio di Dio a chi ha bisogno di sentire l’amore che salva la vita, soprattutto dei più fragili e dei più deboli. L’abbraccio di Dio per chi ha bisogno di essere custodito e tutelato da ogni forma di azione mercenaria è verso l’essere umano e verso i beni della casa comune. E allora, se questa mattina noi ci volessimo chiedere qual è la nostra missione: essere qui nel Mediterraneo, inviati da Dio per abbracciare l’umanità. Questa nave non è un luogo dal quale partono le minacce, ma parte il messaggio della pace. Partono gesti di amore per costruire la pace, per costruire la riconciliazione. E la pace non è un atto frutto di inerzia, ha bisogno di essere costruita. La pace non si conserva da sé, ha bisogno di essere tutelata. La pace non fiorisce da sola, ha bisogno di essere coltivata. La pace ha bisogno proprio di avere un battello che la sappia traghettare costantemente perché venga salvata dagli abissi della morte, dagli abissi del male. E questa è la missione. Penso a quanti di voi direttamente o indirettamente hanno abbracciato vite umane in difficoltà, nella prova, nella disperazione, nell’assenza totale di qualcuno che potesse porgere una mano. Michelangelo, quando raffigura la Santissima Trinità nella Cappella Sistina, la raffigura con Dio che è avvolto in un manto che tende ad avvolgere l’umanità e tende il dito verso l’uomo nuovo, Adamo creato. Gli tende la mano. Ecco, essere credenti nella Trinità significa fare questo: abbracciare l’umanità, tendere la mano verso chi ha bisogno di quel dito perché possa risalire e non affondare. Un dito di amore, un dito di tenerezza. Ecco allora che qui è bello vedere tanti giovani per il Mediterraneo: i militari, nessuno è per la guerra. Voi, noi siamo i giovani, io un po’ meno, ma voi giovanissimi, certamente lo spirito è giovanile in tutti noi per costruire un Mediterraneo di pace.
E le forze armate siete armati di questi santi desideri, di questi buoni propositi. Quindi, qual è il messaggio che l’Ordinario Militare desidera lanciare e lasciare? Non è un passaggio così semplicemente istituzionale, che pur importante e rilevante e tale è, ma è anche un passaggio di annuncio per dire andiamo avanti. Non è un episodio, è il desiderio dell’Ordinariato Militare di voler condividere veramente e formare insieme ai comandanti giovani in questo contesto che sappiano spendere per un’umanità nuova, riconciliata, per un’umanità nella quale il bacino del Mediterraneo, dall’essere luogo di preda, possa diventare nuovamente nostrum …, ma nostrum del noi inclusivo.
Una cultura che include tutti, certo nel rispetto delle regole, delle norme, che occorre sempre rispettare perché regni la giustizia e la pace.
Papa Leone XIV, quando ci ha ricevuti in occasione del centenario, una delegazione, vi ha definiti i ministri che custodiscono i deboli. È proprio bello questo … Allora, questo è il messaggio che desidero lasciare che è un messaggio per dire: iniziamo un cammino insieme, lo condividiamo. Fiducioso e speranzoso che veramente possiamo creare dei veri e propri percorsi, itinerari per formare quella cultura di un Mediterraneo aperto, inclusivo, pacifico. E questo richiede tutto il nostro impegno e tutta la nostra dedizione … Quando c’è il momento del sacrificio, guardiamo a Cristo, il quale ci ha amati con il sacrificio, non senza il sacrificio. Ha messo insieme le due cose. Il Signore ci accompagni donandoci quello che l’Apostolo Paolo chiedeva per i Corinti: siate gioiosi, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace, e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi.
(trascrizione da audio-registrazione)
