Alla celebrazione presieduta sabato 7 febbraio (ore 16,30) dall’Ordinario, ha concelebrato il segretario particolare don Giovanni Tanca.
Offriamo all’altare del Signore il nostro servizio, il vostro servizio, le vostre attività, soprattutto il grido e la sofferenza di tante persone che domandano il dono della pace, il dono della serenità. Nel Vangelo Gesù ci ricorda qual è il nostro compito attraverso due immagini: quella del sale e quella della luce. Ecco, il sale che è chiamato a dare sapore, e se perde il sapore diventa inutile.
Il Signore ci chiama ad essere una presenza utile nella società, nella comunità, una presenza utile nel promuovere il bene, nel promuovere tutto ciò che è buono. E quindi anche indirettamente molte volte si compiono azioni evangeliche pur senza compiere un annuncio evangelico diretto. È l’opera del sale.
Il sale scompare, la luce a un certo punto non si vede più, l’occhio non si fissa sulla luce ma sull’effetto più ampio che essa produce, che è quella di illuminare. E così è anche la nostra vita, la nostra missione, il nostro servizio, il quale può sparire nella valutazione immediata, può essere quasi invisibile, intoccabile, impalpabile, ma esso può generare luce, può apportare un sapore che è diverso, che è il sapore di Dio, il sapore dell’amore di Dio, il sapore della fraternità, il sapore della riconciliazione, il sapore della giustizia, valori per i quali sono spese le forze e le energie di ciascuno di voi in questo territorio, a beneficio dell’intera umanità. Il Signore ci ricorda che allora la nostra opera è un’opera che deve rispecchiare il suo cuore, e cioè quella di dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri senza tetto, vestire chi è nudo, non trascurare nessuno, né il prossimo, né il parente, né l’amico.
Egli davanti all’implorazione del bisognoso si rende presente. Quelli che vengono chiamati aiuti umanitari, ecco, sono anche aiuti cristiani, perché no? Sono aiuti di fede, sono espressione della fede. Ciascuno li può esprimere con il proprio linguaggio, ma credo nessuno di noi possa ignorare quanto tutti questi gesti, queste espressioni, non siano altro che gesti ed espressioni di Gesù.
Siamo qui nella terra, nel luogo dove Dio ha scelto, nel suo mistero, di rivelarci il volto di Dio. E il volto di Dio è quello di colui che è venuto proprio per chi era bisognoso del suo sguardo, della sua mano, della sua cura, della sua attenzione. Questa terra è diventata così, e diventa sempre una palestra nella quale vivere alla lettera il Vangelo.
Non c’è bisogno di molte interpretazioni. L’affamato è presente, l’ammalato è presente, l’ignudo è presente, il tribolato è presente, l’abbandonato è presente. È un Vangelo proprio letterale che viene richiesto di applicare.
Forse in altri contesti questa dimensione può rimanere un po’ più nascosta, un po’ più celata, ma qui è veramente presente. Allora ecco che la vocazione, anche militare, è una vocazione di misericordia, è un ministero di misericordia, un servizio di amore verso le persone, verso i nostri fratelli. E quindi questo è gradito al Signore, perché egli ci ha chiamati ad essere suoi testimoni, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.
Vogliamo chiedere al Signore che benedica tutte queste opere, dalla più piccola a quella che può sembrare più rilevante, perché tutte possano contribuire a mostrare e a realizzare quello che è il progetto di Dio per l’umanità, che è un progetto di pace e non un progetto di sventura e di rovina.
(trascrizione da audio-registrazione)
