Omelia messa delle Ceneri

18-02-2026

Con l’Eucaristia, durante la quale avviene la benedizione e l’imposizione delle ceneri, iniziamo il nostro cammino verso la Pasqua del Signore, segnato dall’itinerario quaresimale. E questa Eucaristia è una buona circostanza per rivolgere un messaggio di saluto, di vicinanza, a tutta la Chiesa Ordinariato militare, sparsa nei decanati della nazione italiana e presente nei teatri, nelle missioni e nei servizi operativi nei contesti più internazionali. Lo facciamo ascoltando la Parola di Dio e lasciandoci guidare dalle parole del Santo Padre Leone XIV nel suo messaggio per la Quaresima. La prima parola che la liturgia oggi ci propone è quella dell’invito di Gesù, la parola del ritorno, dell’incontro con Dio, una parola che ha segnato tutta la storia della salvezza. Il profeta Gioele infatti ci ricorda qual è l’invito che il Signore propone al suo popolo: Il cuore che si rivolge a Dio, che ritorna a lui, non con semplici atti esteriori, ma proprio con la sua interiorità. E gli atti esteriori, i segni sacramentali che accompagnano questo tempo hanno solo una funzione: di essere una via, un mezzo per l’incontro con Dio. Infatti il Signore Gesù nel Vangelo ci guarda e ci pone in guardia dalla platealità delle azioni religiose volte soltanto ad una esteriorità che non incida nel cuore. E perciò che cosa oggi vogliamo chiedere al Signore? Egli ci dia la grazia di un cuore che lo incontra e lo reincontra costantemente. Il Signore ci incontra sempre, lo abbiamo incontrato ciascuno di noi secondo la sua storia personale, ma Egli viene sempre incontro a noi in ogni tempo e in molti modi, perché desidera rivolgerci questo invito: ritornate. Possono esservi varie ragioni perché noi ci allontaniamo e quindi il Signore ci invita a ritornare. Possono essere la distrazione, l’assuefazione alla fede, può essere la perdita di quell’entusiasmo del primo incontro con il Signore. E perciò ecco qui una dinamica della fede. La fede è un dono, è una grazia, ma anche una nostra conquista, nel senso che essa implica una parola che per noi nel mondo militare è molto ricorrente: addestramento. L’addestramento infatti non è soltanto un’azione esteriore che riguarda i muscoli, ma l’addestramento riguarda l’interiorità. Infatti è ben noto, anche scientificamente, che il corpo fisico funziona bene se vi è un addestramento interiore che lo accompagna, lo supporta e lo sostiene. E allora ecco il tempo di una nuova interiorità, interiorità abitata da Dio. Ecco il nucleo del messaggio di Papa Leone XIV per questa Quaresima: rimetterci in ascolto. È un tempo di ascolto. La fede nasce dall’ascolto, matura nell’ascolto. Perciò è anche mia viva premura, sia a tutti i fedeli dell’Ordinariato militare che ai cappellani militari, porre in evidenza che in questo tempo di cammino verso la Pasqua si abbia a promuovere una spiritualità dell’invito, una spiritualità della convocazione verso tutti, senza limiti di frontiere, senza limiti verso le persone. Ma desidererei anche che facessimo giungere a tutti, a ciascuno, a ciascun fedele, anche a chi si sentisse più lontano, che la fede è un cammino, è un inizio sempre rinnovato. E credo che questo sia importante attraverso quel ministero di presenza, di accompagnamento che i cappellani svolgono laddove essi si trovano, promuovendo un’importante spiritualità della grazia a discapito di una spiritualità segnata da troppo pelagianesimo. Già Papa Francesco ci aveva posto in guardia da questo rischio, da questa tentazione, ossia il fatto che ciascuno di noi potrebbe dire: finché non va tutto bene con il Signore io non faccio un cammino di fede. Oppure: tutte le cose che riguardano la fede, prima si conseguono i risultati e poi posso, ecco, fare un cammino di fede, accostarmi ai sacramenti, cioè all’Eucaristia, a partecipare alla Messa. Ecco, questa è una visione un po’ troppo pelagiana, che può nascere anche da un rischio talvolta professionale, dove quando si è spinti a dover dare sempre il meglio di sé, dove la prestazione personale— oggi viviamo in una cultura della prestazione personale— ecco, può distoglierci dalla logica della gratuità di Dio. Dio gratuitamente ci invita, Dio gratuitamente ci convoca, ed è questo il messaggio vero che sottende anche alle azioni sacramentali che vengono svolte nei vari contesti. Penso all’iniziazione cristiana per chi per la prima volta si accosta al battesimo da giovane, da adolescente, oppure in età ancor più adulta, oppure chi riscopre i sacramenti dell’iniziazione cristiana in età adulta, come la Cresima ad esempio, oppure l’Eucaristia. Ma per ciascuna persona questo è un tempo segnato dall’invito, e perciò ecco qui quando il Papa nel messaggio pone in rilievo che il digiuno non è volto per la nostra autogratificazione, per dire quanto noi possiamo ostentare davanti agli altri, ma esso è creare uno spazio per l’ascolto di Dio, della Parola di Dio. E qui credo sia importante vedere quanto sia sempre più indispensabile promuovere occasioni di iniziazione all’ascolto della Parola di Dio, in tutti i contesti, in tutte le realtà dove le cappellanie militari insistono, affinché ciascuno non solo sperimenti una dimensione intimistica e privata della fede, ma una dimensione relazionale della fede, relazionale con Dio e relazionale a livello comunitario. Perciò incoraggio che in tutti i luoghi dove vi sono le cappellanie le occasioni di pre-introduzione, riscoperta dell’ascolto della Parola di Dio vengano promosse costantemente. È l’invito che Papa Leone rivolge a tutta la Chiesa: noi andiamo avanti guidati dalla sua Parola, sostenuti dalla sua Parola. Non solo, per il mondo militare è anche, così come per altri mondi, un’occasione opportuna e propizia affinché quei codici etici, quei codici di vita sociale, di vita professionale vengano progressivamente comparati con la logica del Vangelo. Vedere quale la nostra identità professionale, quanto la nostra identità professionale abbia a che vedere con l’identità del cristiano. Le due realtà non sono tra loro in contrapposizione, ma vivono una profonda sinergia. Questa azione pastorale porrà in evidenza quell’importante dialogo tra Chiesa e patria terrena, tra Vangelo e patria terrena, affinché possiamo essere dei viandanti verso la patria eterna, dove vedremo Dio faccia a faccia, ma scoprire tutto quell’impegno, tutta quella dedizione, tutto quel sacrificio che segna profondamente il cammino di un militare, da chi si accosta per la prima volta a chi si trova nei più altissimi gradi o a chi anche lo vive in una condizione ormai di pensione, di pensionamento. Ecco, questa è veramente un’opera importante. E allora Andiamo avanti sostenuti, ecco così, da quello che l’Apostolo Paolo dice ai Corinti, alla sua comunità: «Fratelli, noi siamo ambasciatori, per mezzo nostro è Dio stesso che esorta». E qui vi è l’altra azione e l’altra opera del cappellano militare nei vari contesti in cui opera, è un ambasciatore. Oggi noi tocchiamo con mano tutti i giorni cosa voglia dire essere ambasciatori laddove vi è la complessità della vita. Ma questa opera di essere ambasciatori è anche un’opera che riguarda ogni cristiano, perché tutti, in virtù del battesimo, siamo chiamati ad annunciare il Vangelo. Quale Vangelo? Il Vangelo della Riconciliazione. E perciò, come Cristo ha riconciliato l’umanità con Dio, anche noi siamo chiamati a promuovere la riconciliazione dell’umanità. Lasciatevi riconciliare con Dio. Ecco, Dio ha inviato il proprio Figlio perché in Lui noi potessimo sperimentare il dono della riconciliazione. Questo è un altro mistero molto importante. E diveniamo così collaboratori, collaboratori della grazia di Dio. Ecco ora il momento favorevole. Sant’Agostino, nel suo itinerario, nelle sue conversioni, ci racconta la dinamica del cammino nella quale si presenta la domanda: non ora, non ora, domani, domani. Rimandare.  Questo fa parte della psicologia delle scelte, fa parte delle dinamiche umane. E noi dobbiamo ben tener vivo che l’annuncio del Vangelo non è anzitutto un’azione moralistica, ma è l’azione di un incontro con Cristo. È da quello che nasce il cammino e l’itinerario della vita nuova. Il Signore ci conceda di celebrare la Pasqua del Signore affinché Egli ravvivi in noi la vita nuova, soprattutto in quest’anno nel quale l’Ordinariato militare vive il suo primo centenario col desiderio di guardare al passato per cogliere quanto la grazia di Dio ha seminato nel cuore di tutti e di ciascuno, e per metterci in ascolto di ciò che lo Spirito Santo suscita a ciascuno di noi per affrontare in stile profetico i tempi che abbiamo davanti.