Discorso alla Conferenza TechNet Europe

01-10-2025

Roma, Parco dei Principi – 1ottobre 2025

 

Sono lieto di essere con voi questa mattina e vi do il benvenuto a Roma per questa conferenza TechNet Europe 2025. Ritengo provvidenziale che si svolga qui a Roma, in quest’anno. Come molti di voi sapranno, stiamo vivendo un Anno Giubilare, celebrando i 2025 anni dall’Incarnazione di Gesù Cristo, “evento di grande significato spirituale, ecclesiale e sociale nella vita della Chiesa” e, in verità, per il mondo intero, mentre riflettiamo sulla chiamata a essere testimoni di speranza. Come ricorda San Paolo, la speranza non delude! (cf. Rm 5,5).

La riflessione sulle tecnologie emergenti e le trasformazioni digitali nei diversi aspetti della difesa è oggi molto importante, in un mondo in cui la pace è fragile. Mentre considerate questi nuovi processi tecnologici e la loro integrazione per il futuro della difesa, vi invito a guardare anche a un livello più profondo. Non siamo chiamati soltanto ad attivare nuovi processi tecnologici per il bene della società, ma anche a innescare processi personali e sociali nelle nostre stesse vite.

Con questo spirito, desidero cogliere l’occasione per condividere con voi alcune riflessioni che il defunto Santo Padre, Papa Francesco, ha rivolto agli uomini e alle donne delle Forze Armate, della Polizia e del personale di sicurezza, durante il loro Giubileo celebrato il 9 febbraio 2025 in piazza San Pietro.

Meditando sul brano evangelico della pesca miracolosa secondo San Luca, Papa Francesco ha parlato di come il Signore reagì davanti allo scoraggiamento degli apostoli, che non riuscivano a pescare nulla dopo un’intera notte di fatica. Gesù vide la situazione, salì sulla barca e si sedette, incoraggiando e orientando i suoi apostoli a guardare la realtà e affrontarla in un modo diverso, con una logica nuova. Nell’omelia per la Messa giubilare, il Santo Padre incoraggiò tutti i presenti, con parole che parlano anche a noi oggi, a fare come Gesù e lasciare che questo processo diventi un modello per adempiere efficacemente la propria missione.

Chi è impegnato nella missione della sicurezza deve sempre avere gli occhi aperti e vigili per riconoscere “le minacce al bene comune, i pericoli che incombono sulla vita dei propri concittadini e i rischi ambientali, sociali e politici cui siamo esposti”. Una volta riconosciute queste minacce, bisogna agire per fermarle. Questo è il passo successivo che compie Gesù: Egli sale sulla barca. Anche voi siete chiamati “a salire a bordo, perché le vostre uniformi, la disciplina che vi ha formati, il coraggio che vi contraddistingue, il giuramento che avete pronunciato, tutte queste cose vi ricordano l’importanza non solo di vedere il male per denunciarlo, ma anche di salire sulla barca agitata dalla tempesta e operare perché non finisca sugli scogli. Anche questo fa parte della vostra missione al servizio del bene, della libertà e della giustizia”.

Dopo aver neutralizzato le minacce e scongiurato i pericoli portati dalle “tempeste”, siete poi chiamati a sedervi e, con la vostra presenza e competenza, a sostenere la legge e l’ordine dei nostri Paesi, Stati, città e quartieri. Sappiamo che il bene può prevalere, se lavoriamo insieme. “La giustizia, l’equità e la responsabilità civica rimangono oggi necessarie come non mai… possiamo creare un mondo più umano, giusto e fraterno, nonostante le forze del male che si oppongono”.

Questi principi fondamentali sono tra quelli che sostengono la nostra comune ricerca del bene e della pace duratura. In una recente udienza con i membri del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, l’attuale Santo Padre, Papa Leone XIV, ha sottolineato tre parole essenziali per raggiungere questi obiettivi: pace, giustizia e verità.

La pace è un dono che ci viene da Dio. Non va intesa semplicemente come assenza di guerra o conflitto. È piuttosto un dono da custodire, costruire e coltivare. Papa Leone afferma che essa è “un dono attivo ed esigente. Impegna e provoca ciascuno di noi, indipendentemente dal retroterra culturale, dall’appartenenza religiosa, chiedendo innanzitutto che lavoriamo su noi stessi. La pace si costruisce nel cuore e dal cuore, eliminando orgoglio e spirito di rivalsa, scegliendo con cura le parole. Perché anche le parole, non solo le armi, possono ferire e persino uccidere”.

Per promuovere la pace occorre anzitutto un dialogo autentico tra persone, religioni, nazioni. Inoltre, nel cammino verso la pace, è altrettanto necessaria la giustizia. Papa Leone afferma: “In questo tempo di cambiamenti epocali, la Santa Sede non può non far sentire la sua voce di fronte ai tanti squilibri e alle ingiustizie che producono, tra l’altro, condizioni di lavoro indegne e società sempre più frammentate e conflittuali”.

E mentre lavoriamo per un mondo pacifico e giusto, dobbiamo anche camminare nella verità. La verità ci renderà sempre liberi. Papa Leone ricorda: “Dal punto di vista cristiano, la verità non è l’affermazione di principi astratti e disincarnati, ma un incontro con la persona stessa di Cristo, vivo in mezzo alla comunità dei credenti.”

In comunione con i credenti di tutte le tradizioni religiose, il Santo Padre afferma che “la verità non può mai essere separata dalla carità, che ha sempre alla sua radice la cura della vita e del bene di ogni uomo e di ogni donna.” Mentre iniziate questa conferenza, affrontando insieme temi complessi e decisivi per la difesa mondiale, vi incoraggio a lavorare insieme, mettendo in campo le competenze che ciascuno porta con sé, per cercare sempre di promuovere e difendere la pace, la giustizia e la verità. In questo compito, l’Ordinariato Militare per l’Italia vi accompagna, specialmente in quest’anno in cui celebriamo il centenario della nostra istituzione. Per la ricorrenza del nostro centenario, promuoveremo varie iniziative culturali di studio e riflessione sulla cultura della difesa, con particolare attenzione alle sue dimensioni spirituali e religiose.

La Chiesa accompagna e sostiene i vostri sforzi nella vitale missione di custodire la pace e la dignità di ogni persona umana. Concludo con queste parole del defunto Santo Padre, che faccio mie come augurio per voi: “non perdete mai di vista lo scopo del vostro servizio e di tutta la vostra attività, che è promuovere la vita, salvare vite, essere costanti difensori della vita”.

 

✠ Gian Franco Saba

Arcivescovo