(01-02-2026) Una Messa vivace e partecipata per le forze armate, di polizia e di sicurezza, tra parole forti e inviti alla consolazione. Il 30 gennaio 2026, alle 10:00, il Duomo di Catania si è animato di stendardi e divise per la Santa Messa in onore di Sant’Agata, presieduta dall’Arcivescovo Ordinario Militare Mons. Gian Franco Saba invitato dell’Arcivescovo di Catania, Mons. Luigi Renna. All’inizio della celebrazione Mons. Renna ha rivolto un saluto di accoglienza fraterna e ha ricordato la grande stima che lo lega a Mons. Saba da molti anni, richiamando il periodo in cui entrambi furono rettori dei rispettivi seminari regionali — il Seminario della Sardegna e quello della Puglia — incarichi che richiedevano collaborazione. Il saluto è stato esteso all’Arcivescovo di Otranto, Mons. Francesco Neri, e a Mons. Vincenzo Manzella, vescovo emerito di Cefalù, presenti alla solenne celebrazione. Alla celebrazione hanno partecipato le più alte autorità civili e militari della città e i cappellani militari della Sicilia, in un’atmosfera solenne che ha accolto i militari dell’Esercito, della Marina, dell’Aeronautica, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, dei Vigili del Fuoco, della Polizia di Stato, della Polizia Penitenziaria, della Polizia Municipale, della Forestale e gli operatori della sicurezza locale.
Mons. Saba ha preso spunto dalla passio di Sant’Agata per offrire un’omelia che ha intrecciato memoria storica e richiami concreti al servizio: «La mitezza di Agata è divenuta una forza che ancora oggi annuncia il Vangelo di Cristo», ha ricordato, ribaltando l’idea che la mitezza sia sinonimo di debolezza e proponendola invece come potenza morale che parla più con l’esempio che con la prevaricazione. Evocando la scelta personale che sta dietro ogni missione, ha affermato che «il sì di una giovane fanciulla, inerme, continua ad essere fermento di vita cristiana», sottolineando come il «sì» silenzioso e nascosto sia il seme che produce frutti concreti nella società: protezione, cura, presenza.
Nel corso dell’omelia Mons. Saba ha richiamato l’importanza della rete di sostegno che rende possibile il coraggio quotidiano: «I nostri sì, spesso, hanno bisogno di essere sostenuti, sostenuti da una comunità, sostenuti da tanti altri angeli», un’immagine che ha richiamato alla mente dei presenti il ruolo delle famiglie, dei colleghi, dei cappellani e dei cittadini come sostegno indispensabile per chi prende decisioni che incidono sul bene comune. Ha inoltre precisato che la consolazione non è un mero sentimento ma una grazia operativa: «La consolazione nella vita spirituale non è un semplice sentimento, è proprio la grazia di perseverare nel bene», parole che hanno trasformato il concetto di consolazione in una forza pratica, capace di ridare slancio e fermezza a chi opera in contesti difficili, nei teatri operativi o nelle strade della città. «La consolazione è poter poggiare il capo sulla spalla di chi ti è accanto, che piange con te e, proprio così, ti ridà forza: è una medicina. Questa medicina, carissimi fratelli e sorelle in uniforme, voi la promuovete nel silenzio, spesso nel nascondimento, dai luoghi più nascosti a quelli più pubblicamente visibili, consolando coloro che piangono per le ingiustizie per le povertà, per le sofferenze, consolando coloro che sono afflitti dalle tribolazioni del male, consolando quanti portano con sé i segni della tristezza di un abbandono della patria per motivi certamente non logici e né umani, portando la consolazione verso coloro che sono reduci da esperienze belliche, soprattutto nei teatri operativi.»
Per i presenti il messaggio di Mons. Saba è stato chiaro e diretto: la mitezza, il «sì» silenzioso, la ricerca di sostegno e la consolazione come forza pratica sono valori che parlano a chiunque si trovi a scegliere tra la via più comoda e quella più giusta; non si tratta solo di disciplina o di dovere, ma di una vocazione che nasce dalla coscienza e dalla responsabilità verso il bene comune. Al termine della Messa, l’Arcivescovo ha benedetto i presenti, ha reso omaggio alle reliquie di Sant’Agata e ha salutato singolarmente gli intervenuti alla celebrazione.
i cappellani della xv zona pastorale Sicilia





