(14-02-2026) «La pace sia uncon voi!»: con questo saluto liturgico, semplice e solenne, il Santo Padre ha accolto i Carabinieri della Provincia di Roma, riuniti in udienza insieme ai vertici dell’Arma. Un incontro carico di gratitudine e di memoria viva per il servizio svolto durante l’Anno Giubilare, che ha visto i militari protagonisti nel garantire ordine e sicurezza ai pellegrini giunti nell’Urbe da ogni parte del mondo per vivere eventi di grazia.
Erano presenti il Comandante Generale dell’Arma, Salvatore Luongo; l’Arcivescovo Ordinario Militare per l’Italia, Gian Franco Saba; il Comandante Interregionale, Aldo Iacobelli; il Comandante della Legione Lazio, Ugo Cantoni; il Comandante Provinciale di Roma, Marco Pecci; e il Cappellano Militare della Legione Lazio, don Donato Palminteri, insieme a ufficiali, sottufficiali e numerosi carabinieri.
Nel suo discorso, il Papa ha voluto ringraziare per il servizio svolto, in particolare attorno al Vaticano e nella città di Roma. Ha ricordato come lo scorso Anno Giubilare, pur particolarmente impegnativo, sia stato per molti un’esperienza arricchente sul piano umano e professionale. Una gioia condivisa anche dai militari presenti, che ancora portano nel cuore l’intensità di quei giorni.
Non pochi pellegrini, infatti, hanno edificato con la loro fede silenziosa e concreta: sguardi colmi di speranza, parole semplici, testimonianze di carità. I Carabinieri sono stati accanto a chi si è trovato in difficoltà, vittima di qualche malintenzionato o bisognoso di assistenza sanitaria e logistica, ma soprattutto di ascolto: un ascolto paziente, discreto, spesso decisivo. Sono esperienze che restano impresse nel cuore e che alimentano quel desiderio di Dio che si fa strada anche nelle pieghe del servizio quotidiano.
Il Santo Padre ha poi invitato a riflettere su parole che appartengono tanto alla vita militare quanto a quella ecclesiale: gerarchia, comando, obbedienza. Termini che, alla luce del Vangelo, si trasformano in servizio. Come insegna il Concilio Vaticano II, la Chiesa è chiamata a incarnare nel mondo di oggi l’essenzialità del messaggio cristiano, lasciandosi trasformare interiormente dal Vangelo. È una rivoluzione pacifica che parte dalle coscienze e si traduce in uno stile nuovo di vita.
«Voi sapete cosa vuol dire gerarchia, comando e obbedienza», ha ricordato il Papa. Tradotte in chiave evangelica, queste parole diventano servizio: servire Dio e i fratelli, servire la legge e la giustizia, servire la persona umana nella sua dignità inviolabile.
Alcuni giovani carabinieri, commentando l’incontro, hanno sottolineato quanto siano risuonate nel loro cuore le parole del Santo Padre: «Vi auguro di compierlo sempre con coscienza retta, fedeli ai principi e alle regole dell’Arma dei Carabinieri e, in quanto cristiani, fedeli al Vangelo». Un incoraggiamento a vivere la propria vocazione professionale come una vera missione, accanto alla gente, nelle strade e nei quartieri della capitale e della provincia.
L’incontro è stato definito da molti «bello, emozionante e impegnativo»: un momento che ha fatto rivivere la gioia del Giubileo e ha riacceso il desiderio di ripartire con maggiore determinazione. Essere carabinieri, alla luce delle parole del Papa, significa non solo garantire sicurezza, ma custodire relazioni, offrire presenza, farsi prossimi.
È ciò che, ogni giorno, i militari si sforzano di fare: non solo verso chi bussa alla porta delle caserme, ma anche verso chi, spesso senza parole, bussa alla porta del loro cuore.
Affidati alla protezione di Maria Virgo Fidelis, patrona dell’Arma, i Carabinieri hanno ricevuto la benedizione del Santo Padre come mandato rinnovato: continuare a servire con coscienza retta, con fedeltà e con quella carità che rende ogni gesto, anche il più ordinario, segno concreto della pace invocata all’inizio dell’incontro e da tutti desiderata: «La pace sia con voi!».
(Don Donato Palminteri)





