L’Ordinario ha celebrato a Pristina la Messa in Coena Domini

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(03-04-2026) L’Ordinario Militare per l’Italia Mons. Gian Franco Saba, per il triduo pasquale, si è recato in Kosovo, presso la missione internazionale di supporto alla pace, per trascorrere questo intenso periodo con i nostri militari.

Ieri, Giovedì Santo, ha celebrato la Messa in Coena Domini, al Camp Multinational Specialized Unit (MSU) di Pristina. Concelebranti il segretario particolare don Giovanni Tanca e il cappellano militare impegnato nella missione don Michele Magnani.

Erano presenti il Vice Comandante di KFOR, Gen. B. Federico Collina, il Comandante del contingente dell’Arma dei Carabinieri, Col. Gianfranco Di Fiore, e il Col. Mauro Bruschi, dal quale dipendono i militari italiani di KFOR.

L’Ordinario nell’omelia ha messo in risalto come Gesù dopo aver compiuto gesti profondi e aver dialogato a lungo con i suoi discepoli, domanda: «Capite quello che ho fatto per voi?». “Gesù pone questa domanda – precisa l’Arcivescovo – perché sa dai loro dialoghi e dal loro modo di pensare che essi immaginavano il Maestro e il Signore secondo una logica diversa da quella di chi si curva per lavare i piedi agli altri. E invece Gesù compie proprio questo gesto estremo, davanti al quale nasce l’incomprensione. Quel curvarsi non è umano secondo le logiche del mondo: Gesù non si curva perché è sconfitto, non si curva per adulare, non si curva per ottenere qualcosa; la forza di quel gesto è una sola, l’amore”. Mons. Saba ha poi parlato del vero potere, “quello che si fa servizio, ed è proprio questo il potere che si curva. Gesù, chinandosi, rivela che Egli è davvero il Maestro e il Signore, ma che il suo modo di essere Signore è questo. È la grande tentazione del cuore umano: ergersi per dominare invece che abbassarsi per amare. Gesù indica un movimento opposto che non è sudditanza ma amore, e per questo lava i piedi, per introdurre alla convivialità e alla familiarità, con Lui e tra di loro, insegnando un modo nuovo di vivere le relazioni che è il modo stesso di Dio. Quei piedi – continua il presule – piedi di peccatori, di uomini affaticati, di persone fragili e talvolta incoerenti, vengono lavati, e Pietro lo comprende bene quando reagisce dicendo: «Tu non mi laverai mai i piedi», perché sa che quello è il gesto dello schiavo; ma Gesù gli risponde che, se non si lascia lavare, non potrà partecipare alla festa dell’amore vero, che è la Pasqua”.

E la riflessione dell’Ordinario si sofferma ancora sulla dimensione del servizio per farci comprendere che “in questo modo Gesù insegna anche a noi un modo nuovo di abitare le relazioni con Dio, con gli altri e con il mondo, rivelando anzitutto il volto di Dio che è amore: Dio non è venuto per condannare ma per risanare, non per escludere ma per includere, e nessuno è fuori da quella sala”.

Si tratta di “una nuova convivialità, una convivialità delle differenze, dove le diversità non si oppongono ma si integrano, sostenendosi reciprocamente. La Pasqua è proprio questo: un passaggio, un esodo, un cammino continuo che ciascuno è chiamato a compiere nel proprio ruolo e nel proprio servizio”.

“Questo è il dono dell’Eucaristia – ha concluso l’Ordinario – questo è il sacramento dell’amore che oggi viviamo insieme come Chiesa, perché — come insegnano i Padri e ricorda san Cipriano — dove c’è il vescovo lì c’è la Chiesa, e il vescovo non è mai solo ma è con i presbiteri e con il popolo di Dio. Anche qui, nelle nostre differenze, si manifesta la Chiesa come una cattedrale itinerante al servizio della riconciliazione. Comprendiamo allora la missione: servire la riconciliazione tra i popoli, custodire la libertà, costruire la pace. Andare incontro ad altri popoli e culture significa proprio questo: curvarsi. Noi siamo qui per servire, per lavare i piedi, per accogliere e per camminare insieme, perché nasca — lentamente ma realmente — un equilibrio di pace”.

Oggi l’Arcivescovo presiederà l’azione liturgica del Venerdì Santo, Passione del Signore.