(01-09-2026) Il 28 e 29 agosto, come da centenaria tradizione, L’Aquila è tornata ad essere la città del Perdono, da quando nel 1294 Papa Celestino V con la Bolla Inter sanctorum solemnia concesse l’indulgenza plenaria a chiunque sinceramente pentito e confessato visitasse la Basilica di Santa Maria di Collemaggio. L’Unesco dal 2019 l’ha identificata ed inserita nel Patrimonio culturale immateriale dell’umanità.
Tanti i nostri militari che anche quest’anno si sono accostati al Sacramento della Riconciliazione, hanno partecipato alla Santa Messa a noi dedicata – Perdonanza per le Forze Armate e per le Forze dell’ordine – presieduta da S.E. Mons. Orlando Antonini, Arcivescovo e Nunzio Apostolico emerito e hanno varcato la Porta Santa.
Mons. Antonini ha ricordato ai convenuti che siamo nell’anno Centenario dell’istituzione dell’Ordinariato Militare per l’Italia; ha rimarcato come la Chiesa Castrense è “memoria incarnata di una storia concreta, fatta di uomini e donne in divisa che, in cammino nella Chiesa, sostenuti e accompagnati dai loro Pastori, nei giorni luminosi della pace e in quelli drammatici della guerra, con sacrificio, coraggio e dedizione hanno contribuito alla crescita della società, a volte a costo della vita”.
Riprendendo le parole del Santo Padre ha ricordato che la missione del Cappellano Militare è “vivere il ministero tra i militari come amoris officium, un servizio d’amore” e ha consegnato ai nostri militari lo stesso impegno: “Servizio d’amore”, ricordando di imitare la carità di Cristo: “chi dà la vita come Cristo si spende sempre per il bene, per la pace e per l’ordine pubblico”.
Nel salutare i militari Mons. Antonini prendendo dalle parole di Papa Leone ha detto: “Grazie per tutto ciò che fate! Invoco su tuti voi, sulle vostre famiglie e sul vostro servizio, l’intercessione di Maria, Regina della Pace, e dei vostri Santi Protettori, e di cuore vi benedico. Grazie”.
Restate ancorati alla promessa di Gesù, che nel Vangelo ci ha assicurato del suo aiuto e della sua protezione: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”.
Graziano don Giuseppe








