È una gioia per tutti noi celebrare l’eucarestia a bordo della Vespucci, che compie un viaggio simbolico per portare gli alti valori della tradizione umanistica, per favorire e promuovere la cultura dell’incontro.
Ieri sera riflettevo un po’ su quali immagini potessero aiutarci ad evocare il profondo rapporto tra questa esperienza e ciò che Gesù nel Vangelo più volte ci ha suggerito e continua a suggerirci. E mi pare che Sant’Agostino segno e simbolo di unità, tra una sponda del Mediterraneo e un’altra sponda del Mediterraneo possa suggerirci. Sant’Agostino, proprio nel libro della Trinità, paragona il viaggio della nostra vita, come in una navigazione, a una traversata e questa traversata è compiuta da persone che molte volte conoscono la meta, ma altre volte da persone che sono alla ricerca della meta.
Ciò che accomuna tutte e due le persone è il mare, lo spazio nel quale si compie questa navigazione. Ed egli immagina tre possibili navigazioni, tre modalità. La prima navigazione è quella che si compie con le vele issate, quando c’è il vento; poi c’è quella quando cessa il vento e occorre navigare con i legni, occorre la forza delle braccia e lo stare insieme.
Gesù nel Vangelo ci ha mostrato un’altra navigazione, quella a bordo di una nave speciale: la Chiesa, simboleggiata nella Croce. Nel legno della Croce Egli ha donato all’umanità una nave particolare, la nave che raccoglie tutti attorno all’amore di Dio. Egli rivela il suo Volto, il Volto di un Dio che è Amore. Nella Croce Egli dona a noi il soffio del vento necessario per affrontare il mare della vita.
È credo sia significativo che noi ci troviamo a celebrare l’eucarestia che voi, lunga la navigazione, più volte avete celebrato, che qui ci sia una cappella giubilare.
Sono tutti segni che richiamano all’amore di Dio. Il Giubileo in fondo non è altro che entrare in contatto con l’amore di Dio.
In modo speciale desidero salutare i tanti giovani qui presenti che poi pian piano spero di potere incontrare uno ad uno, anche se sono tanti, conoscervi direi quasi personalmente, anche se questo bel lavoro viene compiuto dai cappellani nei rispettivi luoghi di servizio.
Cari giovani, l’età della giovinezza, in modo speciale, è l’età nella quale si cerca la meta della vita.
È bello pensare alla navigazione dell’esistenza, alla ricerca del naviglio buono e sicuro che ci accompagni quando c’è il vento, quando il vento non è buono, quando occorre tirar fuori più forza, più energie, e quindi occorre usare l’esperienza che è segnata dal sacrificio.
E poi, queste situazioni pensare che le viviamo aggrappati a un legno speciale, a una nave speciale, la nave che è sgorgata dalla Croce di Cristo, che è Cristo stesso, è Lui la nostra nave. Infatti nel Vangelo Gesù ci ha detto “chi rimane in me e io in Lui porta molto frutto”. È una relazione, la fede che noi cerchiamo sempre senza stancarci è la ricerca di questa relazione con Cristo.
E chi più di chi è chiamato ad affrontare il mare comprende cosa significhi raggiungere una meta. In questa meta non siamo soli, Gesù è con noi. Tutti abbiamo necessità nei campi in cui ci troviamo di sapere e scoprire la presenza di Dio, il dono della sua compagnia.
Chi naviga sostenuto e aggrappato all’imbarcazione di questo nuovo naviglio, che Gesù ci ha voluto dare, “non esclude nessuno”, avrebbe detto Papa Francesco nel suo linguaggio, oppure come ha detto ieri il nostro nuovo Papa Leone XIV nella Basilica di San Paolo “accoglie tutti”, quello stesso concetto detto in forme diverse.
Mai come in questo momento siamo chiamati a promuovere la cultura dell’incontro. Una navigazione che trasformi il mare della vita da luoghi di liti e di contese nuovamente a una esperienza di generazione di una civiltà nuova, “la civiltà dell’amore” disse San Paolo VI, e poi i suoi successori.
Quindi il vescovo, il pastore della Chiesa cosa viene a dire, se non questo, il nostro vivo desiderio di promuovere una civiltà dell’amore. Di collaborare insieme per una cultura dell’incontro, per spendere del tempo prezioso per capire quale è la meta della nostra esistenza terrena, quale è l’orizzonte verso il quale tendiamo.
Con questo spirito, con questa gioia vi ringrazio anche per la bella animazione musicale che avete preparato, so anche con gruppi appartenenti a diverse esperienze, questo è altresì molto significativo. Perché quando si ha la consapevolezza di essere nella stessa barca, nessuno perde la sua identità e la sua peculiarità, ma ci si rapporta gli uni a gli altri. Quindi il Signore ci accompagni in questo itinerario.
Dicevo a Padre Mariano, ho potuto vivere l’appuntamento di Lourdes, l’appuntamento di fede, di amicizia, di dialogo. Sono molto lieto, dai piedi della Madonna di Bonaria di poter affidare l’ormai imminente saluto alla città di Sassari per raggiungere stabilmente la Chiesa dell’Ordinariato Militare.
Grazie a tutti e a ciascuno per la vostra presenza, per la vostra vicinanza che ho sentito in questi anni. La esprimo all’Amministrazione regionale, ma anche in modo molto concreto verso la Chiesa che ora mi appresto a lasciare.
Il Signore infonda su di noi la dolce e confortante presenza, di farci sentire il vento dello Spirito. E come voi mi avete augurato, nella gradita lettera, il Signore mi doni un buon vento e un buon mare, così che il Signore infonda su di noi il vento dello Spirito e il mare della sua grazia.
Gian Franco Saba
Arcivescovo
