Relazione al IV Summit Nazionale sull’Economia del mare (stralci)

10-07-2025

Roma, Orti Sallustiani – 10 luglio 2025

Il mare spazio di cura per l’interiorità, via per costruire il dialogo tra popoli, culture e religioni

 

Il Giubileo, nella tradizione cristiana, ma anche in altre fedi, è pensato come un tempo per la rigenerazione della persona umana. E questo è un tema che il nostro Summit ha ben presente. Inoltre, vi è un altro aspetto. La simbologia del Giubileo è segnata dalla porta. Se noi pensiamo alle nostre città storiche, ai porti, si attraversa la porta sia approdando che salpando dai porti. Quindi essa ha una affinità metaforica importante con la simbologia del mare, ed è infatti attorno alla simbologia del mare che desidero soffermarmi […]

L’asse su cui investire energie e risorse, e mi pare sia emerso in tanti interventi di questa mattina, sia quello di creare valore in un’epoca di cambiamento, promuovendo e sviluppando il capitale umano. È questa la prima e fondamentale risorsa perché l’economia della casa comune possa veramente avere piedi sui quali reggersi, teste e cuori che la possano accompagnare. Il capitale umano va oltre l’efficientismo utilitaristico; esso diventa invece un approccio rigenerante che promuove la coesione sociale e la responsabilità. La crescita e lo sviluppo valoriale è una delle questioni fondamentali del nostro tempo. Nel Tardo Antico, in periodo di grandi trasformazioni sociali, in epoca di angoscia, in un periodo di ricerca, venne affrontato proprio il tema formativo delle qualità interiori della persona umana, e in modo particolare di coloro che occupano delle leadership sociali. Per promuovere la leadership sociale occorre promuovere le qualità della persona interiore.

Oggi noi forse siamo chiamati, alla luce delle analisi del sociologo Bauman, a leggere le carte nautiche necessarie per fornire riferimenti per la rotta, per educare anche le persone prive di una rotta. Il mondo del mare, con tutte le sue strutture e persone, come ben voi sapete e tutti conosciamo, è uno spazio importante per forgiare la personalità, per rigenerare le personalità, per promuovere la coesione sociale, per sviluppare la rinascita delle persone […]

Il mondo non cristiano e poi quello cristiano nella letteratura vide la figura di Ulisse come personificazione dell’eccellenza della persona dotata di prudenza, di coraggio e di saggezza. Queste qualità sono dimensioni proprie di chi si dedica alla navigazione, in vari ambiti e in vari settori. Oggi queste dimensioni sono qualità fondamentali per chi occupa luoghi e servizi rivolti verso l’altro, verso l’alterità. Inoltre, il mondo del mare, nelle sue esperienze, promuove nella persona la capacità di sopportazione della sofferenza, della fatica, apre all’orizzonte della conoscenza. Vi è tuttavia la capacità di una resilienza costante che è necessaria a colui che si trova nella navigazione, è che nel celebre episodio delle sirene, collegato ad Ulisse, è quella propria di chi non si lascia sedurre dai mostri marini. Le cosiddette figure a doppia configurazione […]

Lo spazio del mare è un luogo nella letteratura marittima simbolo delle belve interiori ed esteriori di cui occorre purificarsi […]  Il mondo dell’economia privo dalla capacità di apertura di solidarietà, di interconnessione, di rigenerazione, di socialità, potrebbe essere un’esperienza dove la rapacità dell’individuo nei confronti dell’altro può assumere una connotazione che poco può facilitare la ricerca di equilibri sociali nei quali noi ci troviamo. Inoltre, l’imbarcazione è una realtà multiforme. Sant’Agostino, riportando questa metafora, dice che una nave è fabbricata con legni diversi per mettere in evidenza l’unità nella diversità. Ed essa, cioè, diventa così il simbolo di uno spazio che chiama Gremium Tranquillitatis, uno grembo di accoglienza. Ecco, mi pare che tante esperienze di antropologia educativa, e questo è il focus sul quale mi soffermo, possano tanto contribuire nel contesto marittimo per lo sviluppo della coesione, per la crescita umana nelle diverse stagioni della vita e per la rigenerazione delle persone provenienti da condizioni sociali e umane le più svariate possibili.

Tutto questo implica per noi sapere porre l’attenzione su una dimensione che chi è abituato alla navigazione sa coltivare. L’autoconoscenza, l’interiorità, la capacità dello sguardo. Non è possibile condurre un’imbarcazione senza uno sguardo lungo, senza uno sguardo lungimirante. Questo implica educare personalità capaci di discernimento. La cultura della interiorità, che può essere ben elaborata nelle strutture del mondo del mare, e direi che potrebbe essere lo spazio di un’economia solidale, di una economia marittima per un nuovo umanesimo dell’incontro, può generare energie rinnovatrici e creative a beneficio di tutti, facendo sì che il mare sia un luogo di congiunzione e non di divisione, non solo tra nord e sud, ma anche attraverso le altre latitudini. La persona umana ha bisogno di autoconoscenza, ha bisogno di spazi e di luoghi nei quali possa riflettere sulla propria esistenza umana, sui valori sui quali essa si forma, perché in certi momenti necessita di trascendere se stessa […]

Il mondo del mare riporta l’uomo e la creatura umana, la persona umana, eccessivamente segnata da una tecnica disumanizzante in certi momenti, verso un recupero della sua umanità. La nostra capacità di saper coniugare la sfera umana con la dimensione del progresso e della ricerca, questa è una via importante per lo sviluppo non solo soggettivo, ma anche sociale. E allora perché un umanesimo per la cultura dell’interiorità? Perché il mondo soggettivo, ci ricorda la scuola francese di Paul Ricoeur e di Max Scheler, non è separato dal mondo degli altri. E forse l’esperienza del mare ci mostra quanto lì in quello spazio, in quella realtà, noi siamo immessi in spazi che si rapportano l’uno all’altro. Educare i ragazzi, i giovani, i responsabili del bene comune, a far sì che la relazione essenziale tra l’io e la comunità diventino due realtà tra loro connesse, è una pedagogia propria di chi vive l’esperienza della navigazione.

In questo momento noi siamo chiamati a rilanciare la questione dell’alterità e il mare è uno spazio che apre all’alterità. Il mare unisce a volte ciò che la terra divide e siamo chiamati a creare imbarcazioni che siano navigazioni nei quali chiunque possa trovare un gremium tranquillitatis, un grembo di tranquillità. In sintesi Noi oggi viviamo la dimensione della migrazione che ha due elementi. C’è chi migra per ragioni economiche, sociali, ma vi è anche una migrazione come alienazione da se stesso […]

L’esperienza della navigazione aiuta a diventare non esuli ma peregrini, ed ecco la connessione col Giubileo. Il peregrino è un uomo in ricerca, in ricerca di qualcosa che intravede e non possiede, come il navigante, è orientato verso una meta ma ancora non è arrivato. Comprendere nel nostro tempo che tutti siamo peregrini verso mete che non abbiamo mai pienamente raggiunto, questo è un valore che nella azione di servizio per il bene comune ci aiuta a gettare ponti, a creare relazioni sociali, amicizia sociale, a promuovere un dialogo sociale. E allora l’azione della cura non è un fatto, come tutti ben sappiamo, eminentemente medico. L’azione della cura è anzitutto un fattore antropologico ed educativo […]

Vi è un’antropologia del mare, del mondo del mare, che tanto può contribuire a superare il malessere antropologico del nostro tempo, perché certamente noi siamo chiamati, forse come non mai, a coniugare la sfera naturale della creatura umana, della persona umana, con le sue acquisizioni scientifiche.

La navigazione non è una teoria, è una pratica. La conduzione di una nave non è solo un fatto teorico, è una pratica. E tutto questo accade in relazione e in un contesto. E forse oggi, di fronte alla criticità e al rischio di spaesamento, nel senso di sradicazione che l’individuo vive, la dimensione della cura, promossa nel contesto delle potenzialità dell’economia del mare, ci apre verso un interessamento per l’altro e ci orienta a promuovere il benessere, non solo il benessere, ma il bene dell’essere. L’interessamento per l’altro è una delle dimensioni che la comunicazione marittima tanto può promuovere e tanto può favorire. E perciò, in sintesi, direi che le quattro posture etiche che da questa cura possono emergere sono personalità responsabili, con capacità di rispondere alle domande del presente, personalità generose, con l’attitudine a rivolgersi verso l’altro, personalità rispettose e personalità coraggiose.

✠ Gian Franco Saba

Arcivescovo

 

(testo trascritto da audio-registrazione, non rivisto dall’Ordinario Militare)