Omelia nella celebrazione in onore di Santa Barbara

04-12-2025

San Giovanni in Laterano – 4 dicembre 2025

 

Distinte autorità, cari fratelli e sorelle. Celebriamo oggi la solennità di Santa Barbara nell’itinerario del Tempo di Avvento che conduce al Natale del Signore. Sono lieto di presiedere questa Eucaristia con voi per la prima volta.

Poiché oggi davanti a noi risplende la grandezza di Dio manifestata nella fragilità di una vita, quella di Santa Barbara. Una vita spezzata brutalmente dall’odio di chi voleva imporle la propria volontà, facendo breccia nella sua coscienza. Il martirio di Santa Barbara, alla luce delle cronache attuali, potrebbe farci pensare a tutti gli effetti ad un femminicidio, ad una ennesima tragedia familiare. Indubbiamente la prospettiva della morte di Barbara è dettata da una violenza che è suscitata da una fede avversa.

E quindi non si tratta solo di un fatto di violenza umana, ma di una violenza che vuole invadere la coscienza del singolo individuo, racchiudendo non solo dentro una torre materiale, come narrano i martirologi, ma dentro una torre esistenziale una vita umana, assumendo competenze sulla vita altrui che a nessuna creatura umana è data, compresa la stessa autorità paterna.

Indubbiamente, oggi più che mai siamo invitati a celebrare nell’amore di Dio la via della autentica libertà. È nell’incontro con Cristo che l’uomo ritrova la vera libertà. E perciò vogliamo pregare in questa circostanza con le parole del salmista: “Alle tue mani, Signore, affido il mio spirito. Sii per me un luogo fortificato che mi salva, mia rupe, mia fortezza, guidami e conducimi”. Direbbe San John Henry Newman: guidami tu, luce gentile, quando trovandosi nel mare della tempesta, nei pressi delle bocche di Bonifacio, dovendo sostare un tempo, egli invocava così ed elevava il suo animo al Signore.

Vi sono vicende umane, come quella narrata di Barbara, dove il male sembra prevalere e il bene è costretto a soccombere. Ma Cristo è per noi àncora.

Proposto come simbolo della speranza, che offre stabilità, fermezza, soprattutto quando i venti sono contrari e il mare si ingrossa. La croce di Cristo altro non è che la nostra àncora, la nostra speranza di salvezza. La grotta di Betlemme, alla quale guardiamo con fede, è l’àncora, gettata tra il cielo e la terra, perché ogni creatura umana possa ad essa aggrapparsi. Nell’umiltà di un bambino vi è la forza di un’ancora capace di sostenere ogni forma di vento, ogni forma di tempesta.

Santa Barbara è testimone privilegiata della vittoria di Cristo sul male, una donna, una ragazza, che ha posto la sua fede in Cristo, faro e ispirazione per ogni altra vittoria, che voglia dirsi tale. Barbara è stata una giovane e una bella ragazza della Nicomedia, città dell’odierna Turchia, che confessò la fede nel Cristo, figlio di Dio, verbo di Dio fatto carne, la Turchia che nei giorni scorsi il Santo Padre Leone XIV ha visitato, invitando l’umanità intera a ritrovare l’unità e in modo speciale i cristiani a trovare l’unità in Cristo.

La Turchia è stato un luogo importante per la generazione del cristianesimo, per la nascita e lo sviluppo della fede cristiana. E Barbara è un segno di questa nascita, figlia di un uomo violento e oppressivo che la portò davanti al magistrato imperiale dopo aver scoperto la sua conversione al cristianesimo. Dinanzi al tribunale, ella si rifiutò di abiurare la fede e di obbedire alle richieste paterne. Non si tratta una mera disobbedienza adolescenziale, quanto piuttosto di una maturità dell’intelligenza, del cuore, di una volontà che era stata rapita da Cristo e che aveva trovato in Cristo l’àncora della propria vista, la via della propria esistenza.

La tradizione martirologica ci riporta le terribili torture perpetrate ai danni di questa giovane fino ad arrivare alla sua uccisione per mano di suo padre, il quale subito dopo morì, secondo le narrazioni martirologiche.

Barbara è patrona di chi è in pericolo di morte, invoca aiuto, e di chi, a costo della propria stessa vita, questo aiuto lo offre come segno di solidarietà umana e di carità cristiana. Da subito venne implorata e invocata come patrona di chi è nel pericolo e oggi noi la invochiamo insieme a Maria Stella Maris come colei che ci accompagna nel mare della vita.

La parola che oggi ci viene offerta dalla liturgia, nella prima lettera tratta dal brano di San Paolo a Timoteo, ci fa ascoltare la voce della preghiera, del valore della preghiera, che si scioglie in un inno di ringraziamento. L’orante, dopo una grande tribolazione, viene finalmente sollevato. Ha il coraggio di benedire Dio. La preghiera è il luogo dove si trova il riparo, il conforto e la liberazione.

Anche noi oggi siamo chiamati a scoprire l’importanza della preghiera come faro che illumina la nostra esistenza. Con questi termini, aiuto, riparo, conforto, liberazione, gli autori sacri mettono in evidenza come la vita umana spesso è segnata da sofferenze, da pericoli, dall’angoscia, dalla precarietà, ma in questi momenti Dio non è assente, Dio si fa prossimo, si rende vicino. Infatti è lo Spirito Santo, ci ricorda l’Evangelista, che al momento giusto ci dirà cosa dobbiamo dire e ci donerà la forza. È lo Spirito del Padre vostro che parla in voi. Non siamo soli nella vita, Non siamo abbandonati al nostro destino. Si possono sperimentare naufragi esistenziali, ma il Signore ci riconduce sempre in porto, ci accompagna e ci guida.

Proprio nelle situazioni di disperazione che tante persone sperimentano, il Signore dona il coraggio di alzare lo sguardo, di invocarlo. E’ importante riscoprire il valore della preghiera, non solo la preghiera delle formule, ma quella preghiera che proprio pochi giorni fa ha suggerito il Santo Padre, vivere alla presenza di Dio, in una nave, in un’imbarcazione, in un’operazione, di terra o di mare, qualunque essa sia. Il Signore ci accompagna.

Forse talvolta potremmo pensare di non poterci presentare davanti a Dio, di non essere ascoltati, di non avere tutte le carte in regola. La scrittura invece ci ricorda che Dio va oltre i nostri schemi mentali. Dio non si aspetta la nostra perfezione previa, tutti i nostri buoni esiti. Dio si aspetta da noi la nostra fiducia di figli. Barbara in fondo si è affidata totalmente e profondamente a Dio. E quando anche fossimo nella tempesta più rischiosa, chi non tenterebbe il tutto per tutto, affidandosi ad un’ultima barchetta, ad un ultimo salvagente? Ci ricorda Sant’Agostino che questo salvagente è Cristo, che ci è stato donato dal Padre per attraversare il mare del secolo. Perciò, pensare che Dio sia lontano da noi, anche se noi non siamo degni della sua vicinanza, significa morire in mezzo alle onde, alle monde della disperazione.

Quello che ai nostri occhi potrebbe apparire come un ripiego, un approccio utilitarista, invece è l’occasione buona, è il tempo della grazia, è il tempo per invocare la luce gentile. Il Signore fa suo il dolore, la sofferenza, l’angustia di ogni persona. Il Signore cerca la creatura umana per condurla nel porto della fede, nel porto dell’amore per donargli speranza.

Infatti, la fede è autentica quando è saldata fermamente alla speranza di essere accompagnati, esauditi e sostenuti. E nella vita si ha bisogno proprio di questo. In un tempo nel quale a volte sembrerebbe prevalere la solitudine, la solitudine esistenziale o la solitudine dettata da un unico pensiero, Egli ci accompagna e ci sostiene. Questa speranza è la certezza che nessun sospiro, nessuna parola rivolte alle orecchie del Signore va perduta. La certezza che tra i flutti instabili della nostra storia, Cristo rimane con noi.

Barbara ha sperimentato la presenza di Cristo, prima rinchiusa in una torre, poi chiamata a donare la propria vita. Dunque, questo è l’atteggiamento che la parola di Dio e la storia dei Santi ci suggerisce. Mai soccombere, sia che si navighi in bonaccia, con venti favorevoli, sia quando vie la tempesta.

Talvolta, fa bene al nostro cammino spirituale fare memoria delle tempesti affrontate nella vita nelle quali la grazia di Dio è intervenuta con la sua totale e piena gratuità. Questo ci apre alla gratitudine, trasforma la nostra fede e, nelle fatiche della vita, ci rende sempre più operosi donandoci slancio nuovo.

La benevolenza e la vicinanza di Dio di cui noi facciamo memoria e che custodiamo nel cuore è come un balsamo che dona vita alla nostra esistenza. Perciò anche noi oggi con il salmista diciamo “sul tuo servo fa splendere il tuo volto, liberami o Signore dal male e dai miei persecutori, salvami per la tua misericordia”.

Un autore delle origini ci ricorda che Gesù risponde a questa preghiera così, il tuo volto sono io, è Cristo che parla e a ciascuno di noi dice il tuo volto che il povero, il bisognoso incrocia sono io, il suo volto è il mio.

In esso tanti possono incontrarmi, in esso tanti possono vedermi. E qui credo vi siano i tanti volti e le tante sfaccettature della missione di chi opera nel mondo della difesa.

Fratelli e sorelle, Santa Barbara ci ricorda che dalla fede nasce la vita, che dalla fede nasce la via della libertà, di una libertà vera e perciò in questo giorno di festa chiediamo che la nostra fede venga sostenuta, la nostra speranza alimentata per essere un segno dell’amore di Dio nel nostro tempo, segnato da conflitti e da situazioni articolate e complesse.

Il Signore accompagni il nostro cammino, suscitando in noi il desiderio di servire, di essere presenza di Cristo, scialuppa di salvataggio per chi vive i momenti di paura. Chiediamo perciò che Cristo Signore ci aiuti a rendere la nostra società un baluardo più umano.

(testo trascritto da audio-registrazione)