(23-05-2026) Momento centrale oggi per il gruppo italiano (circa 4000 militari sui 17000 partecipanti), nell’ambito del pellegrinaggio militare internazionale in corso a Lourdes, la celebrazione alla grotta presieduta dall’Arcivescovo castrense Gian Franco Saba.
Il presule ha affidato alla materna protezione di Maria i cappellani militari che hanno ricordato il loro anniversario di ordinazione sacerdotale e una coppia che celebrava il 25.mo di matrimonio.
Stasera, poi, la recita del Rosario per la pace, con le rappresentanze delle scuole con i cappellani, prima della processione mariana (fiaccolata), a guida ungherese in partecipazione con delegazione italiana e spagnola.
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A seguire la pregevole omelia dell’Ordinario
Carissimi fratelli e sorelle, carissimi giovani militari, in modo speciale a voi, un pensiero senza escludere nessuno. Siamo qui, pellegrini, alla grotta dove la piccola Bernadette accolse l’invito di Dio e desiderò così rimanere fedele a quell’appuntamento di dialogo con il Signore, attraverso la mediazione materna di Maria, la quale in questi appuntamenti d’incontro con Bernadette volle rivelare a lei ancora una volta il progetto di amore, il progetto salvifico di Dio per l’umanità. Anche noi siamo venuti qui per accogliere un progetto che è personale ma che è anche universale, un progetto di amore.
Negli Atti degli Apostoli abbiamo potuto ascoltare oggi la vicenda dell’Apostolo Paolo che giunge finalmente a Roma attraverso prove e fatiche. Non entra nella città da uomo libero ma da prigioniero, eppure il cuore custodisce la libertà del Vangelo. E’ sorvegliato da un soldato ma nulla può imprigionare la parola di Dio.
Un soldato, non che si contrapponeva alla parola di Dio, posto da altri poteri a sorvegliare l’Apostolo Paolo. La storia cristiana narra tante vicende nelle quali i soldati posti per adempiere la loro missione e il loro servizio, in tale circostanza poterono scoprire Cristo, poterono incontrare il Vangelo di Gesù. Infatti ogni uomo di buona volontà quando compie il suo servizio con amore, con generosità, con il cuore aperto a Dio, qualunque sia la condizione, la professione, la situazione, può incontrare il Signore.
Come Bernadette trovò qui il suo appuntamento con Dio, così è bello pensare che quel soldato poté trovare nella casa di Paolo l’appuntamento con Dio. E così mi piace pensare alle tante cappellanie dell’Ordinariato militare, dove accompagnati dai vostri cappellani, che annunciano il Vangelo con gioia e in una relazione interpersonale, vi è data la possibilità di incontrare Cristo, di conoscerlo, di scoprirlo, di sceglierlo e di seguirlo. E perciò nessuno può sorvegliare il Vangelo, perché il Vangelo è Cristo stesso, il quale liberamente incontra il cuore di ogni fedele.
Paolo si definisce un ambasciatore in catene, non un ambasciatore di poteri terreni, ma il testimone di Cristo. Anche oggi occorre di venire, come ci ricorda Papa Leone XIV, ambasciatori di pace, sentinelle di pace, in un mondo nel quale talvolta l’esercizio di poteri che non pongono limiti alle sfere della vita personale, individuale e sociale, vorrebbero incatenare anche il Vangelo. Ma noi per fede sappiamo che nessuno può incatenare il Vangelo, perché esso non è semplicemente un libro, una narrazione storica, è una persona, è il verbo di Dio fatto carne, che è venuto a rivelare all’umanità la buona novella.
E così noi qui attingiamo fiducia, speranza, confortati dalla Madre di Dio, la quale attraverso una donna umile, una ragazza semplice, ha voluto annunciare al mondo che Dio ama l’umanità, ha voluto invitare al dialogo con Dio. Nel Vangelo abbiamo ascoltato oggi Pietro che domanda Gesù riguardo al discepolo amato, Signore che ne sarà di costui? Forse possiamo vedere in questa domanda una fraterna e una buona e legittima curiosità di un proprio simile, di un proprio amico, ma potrebbe esserci anche la tentazione antica del confronto, del voler conoscere il destino degli altri prima di vivere fino in fondo la propria vocazione. Anche Pietro in cammino esperimenterà le fatiche dell’amore totale.
Il discepolo amato è colui che è chiamato a seguire il Signore come Pietro, in modo analogo ma con la propria peculiarità, così come ciascuno di noi. Il Signore spesso non ci chiede di controllare il cammino, ma di affidarci al Signore. Anche Bernadette qui si affidò al Signore.
Altri volevano controllare la vita di Bernadette ma non fu possibile perché il progetto non era umano, era di Dio. Ogni nostra vita è un progetto di Dio, non può essere controllata da leggi che ne vorrebbero sopprimere la sua dignità, la sua vocazione e credo che questa sia la forza più profonda da custodire e conservare per adempiere alle proprie sane aspirazioni, ai propri desideri di realizzazione umana e sociale. A volte dobbiamo saperci fidare, spesso nella fede è necessaria la fiducia e noi vogliamo ripartire da Lourdes fiduciosi che siamo nelle mani di Dio, che non siamo abbandonati a noi stessi, che l’umanità è nelle mani di Dio, ma anche corresponsabili di questo servizio, chiamati ad essere sentinelle di pace, ambasciatori di pace, mediatori di pace.
Cari giovani, il Signore non ci domanda di conoscere tutto del futuro, anche noi forse saremmo tentati, ed è lecito e legittimo tutto questo. Penso a quanti tra voi sono vicini ad esami, al superamento di concorsi, a tappe professionali della vita che toccano profondamente l’esistenza. Quale l’atteggiamento da assumere nella vita oggi e domani quando occuperete ruoli istituzionali di alto profilo? Affidarci al Signore, non cedere alla tentazione di conoscere tutto del futuro, ma di seguirlo oggi nella concretezza della nostra missione, con responsabilità, ponendo tutte le nostre forze, tutte le nostre energie.
Non ci chiede il Signore di scoraggiarci ancorati ai nostri limiti e alle nostre catene, ma di lasciarci liberare da Lui. Il Signore ci accompagna, ci guida, ci è vicino, e il Signore ci invia per scrivere nella storia quelle molte altre cose che fece Gesù e che se si raccontassero una per una non basterebbero i libri del mondo per contenerle. Voi, tutti noi, in servizio nel cuore dell’umanità, nelle vene della storia, come ci ricorda Papa Leone, siamo chiamati a scrivere con l’inchiostro della vita e forse talvolta anche con l’inchiostro della donazione del martirio. Pensiamo in questo momento a quanti innocenti sono caduti a motivo della violenza e della guerra a scrivere il Vangelo della Pace per una riconciliazione universale tra popoli, culture e religioni.







