Commissione sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie
Roma – 16 giugno 2026
A partire dalla filosofia che orienta la Dottrina Sociale della Chiesa e altre prospettive sottolineo alcuni elementi di condivisione, di riflessione, frutto, come già detto dal Presidente, sia di esperienza previa che di alcuni approfondimenti dettati dalla situazione attuale come Ordinario Militare per l’Italia.
Le Forze Armate e le Forze dell’Ordine non costituiscono corpi estranei, isolati o avulsi dal tessuto sociale in cui operano, ma rappresentano una componente attiva ed integrante, chiamata sempre più di frequente a intervenire in quelle zone dove le fratture urbane, le disuguaglianze economiche e la disgregazione relazionale si manifestano nelle forme talvolta più evidenti e anche dolorose e sistemiche. In questi contesti anche i cappellani militari spesso operano a supporto di coloro che presidiano il bene comune. Il recente documento di Leone XIV, la Magnifica Humanitas, dedica proprio uno spazio alla città. (ndr – a seguire ne cita alcune parti)
Già Papa Francesco, nell’Evangelii Gaudium, aveva dedicato un ampio spazio al tema della città, ricordando che la città produce una sorta di permanente ambivalenza, perché mentre offre ai suoi cittadini infinite possibilità, in essa però appaiono anche numerose difficoltà per il pieno sviluppo della vita di molti. Questa è oggi una delle questioni sempre presenti, ma non solo di oggi. Se noi leggiamo la storia dell’urbanizzazione e degli insediamenti demografici, vediamo che nel corso dei secoli l’umanità ha sempre vissuto queste posture, alcune di inclusione, altre di marginalità. Sono moltissimi, ricordava Papa Francesco, i non cittadini o i cittadini a metà. E Leone XIV, nell’ultimo viaggio in Spagna a Madrid, ha ricordato che nelle grandi città più che altrove a volte ci pare di non avere più le mappe per muoverci con sicurezza. Si tratta di mappe certamente cartografiche, si tratta di questioni che fanno appello all’edilizia, che fanno appello ai processi di urbanizzazione, ma vi è una questione che è eminentemente centrale: la persona umana, una questione antropologica. Infatti Leone XIV ci ricorda che occorre imparare nuovamente l’arte spirituale dell’attenzione, perché altrimenti si corre il rischio di diventare impersonali nella ripetizione, perdendo di efficacia, lasciando spazio a frustrazione e sfiducia. E forse una delle connotazioni antropologiche delle periferie è proprio segnata da questa criticità interiore, la sfiducia, il sentirsi abbandonati, che talvolta poi può cadere anche nello spirito della lamentazione, senza assumere il senso di responsabilità e di impegno. Tuttavia la povertà, la non inclusione, ecco, la marginalizzazione porta sfiducia e frustrazione. Quando si pensa all’inclusione sociale si pensa alla piena realizzazione dell’individuo non solo nelle sue dimensioni più intime e interiori, ma anche nella sua dimensione sociale, relazionale.
Tutti noi sappiamo che rispetto agli anni 70 e 80 del nostro Paese il concetto di periferia è notevolmente mutato rispetto quello del nostro tempo, perché l’approccio di strutturazione della città andava in un’altra direzione. Quindi il tema delle periferie è un problema comune che riguarda la convivenza umana, le relazioni sociali, la realizzazione dell’individuo, la sua formazione, la sua educazione, il rispetto della persona umana. Perciò le periferie sono una realtà molto complessa e quella che una volta era la periferia chiaramente oggi non sempre corrisponde in modo analogo …
Questi fenomeni talvolta poi conducono alla violenza, al conflitto, al disordine, a manifestazioni sociali che necessitano di presidi particolari. Tra questi presidi vi sono i militari, i diversi mondi della difesa, gli articolati mondi della difesa. Vi è anche la Chiesa con le sue istituzioni e tra queste io mi soffermo oggi sulle cappellanie militari, sulle rettorie militari, il servizio dei cappellani …
Mi sembra significativo ringraziare per il lavoro straordinario che tanti militari, carabinieri, finanzieri e tutti gli appartenenti alle forze dell’Ordine, svolgono quotidianamente nel nostro territorio nazionale per garantire la sicurezza, la legalità e l’ordine laddove queste sono messe in discussione. Possiamo ricordare Strade Sicure. Uomini e donne in uniforme vengono dispiegati in luoghi nevralgici del disagio contemporaneo. Tra questi sono anche i luoghi di transito, le stazioni ferroviarie, i quartieri periferici ad alto tasso di criminalità, le piazze di spaccio e le vaste aree urbane e dismesse. Vi è un presidio, una presenza, dei punti di riferimento soprattutto per i più deboli e per i più fragili. La loro presenza perciò è un contributo spesso silenzioso per quella che possiamo chiamare la pace sociale. Oggi il tema della pace è molto vivo, ma vi è una pace di cui noi godiamo che è frutto dell’operato di custodia e di servizio di alcune persone, che viene garantito anche nei nostri ambienti laddove non vi è una deflagrazione pubblica della guerra o della violenza….
Quale è il lavoro dei cappellani militari, operando fianco a fianco con le truppe o con i militari, che raccolgono quotidianamente le testimonianze dirette e indirette di questo lavoro a servizio anche delle nostre città? È quello di tipo educativo e formativo, soprattutto nei luoghi dove si formano coloro che poi andranno nei luoghi pubblici, ed è quello di educare al bene comune. I militari, inoltre, oltre che svolgere un lavoro diretto, un servizio diretto, partecipano anche direttamente, perché talvolta vivono essi stessi in aree degradate, esclusivamente anche durante i tempi di rientro nelle loro realtà familiari, nei loro contesti. Il degrado educativo periferico non si esaurisce nella mera incuria urbanistica. È certamente importante coltivare i giardini e il verde esteriore perché dona vita, segno di piacevolezza nell’abitare determinati contesti, ma vi è il giardino della persona umana che ha bisogno di essere coltivato curato. Quindi la presenza, le presenze di cui ho parlato poc’anzi, cioè quella militare compresi i cappellani militari, è una presenza che è volta ad integrarsi con altre presenze. Ed è quel che dicevamo all’inizio, non è una singola persona che può garantire la stabilità, l’equilibrio di un territorio e la connessione delle parti. Oggi sul fronte giovanile, a una indubbia vitalità demografica, corrisponde anche una drammatica carenza di opportunità e di infrastrutture. Spesso certe aree periferiche presentano delle fragilità. E l’infanzia, i ragazzi, i bambini, i giovani e gli anziani sono coloro che principalmente sentono di essere periferici. Ma questo sentirsi periferici può avvenire anche nel cuore di una città, nei grandi palazzi, nei grandi appartamenti. Quindi in questo tempo tutti noi siamo chiamati interrogarci come costruire la città, come abitare la città.
Nel ringraziare per questo invito desidero porre in rilievo che riflettere sulle periferie è davvero un segno di grande civiltà, perché esso intende mostrare che non vi è volontà di creare vuoto istituzionale, di lasciare sole le persone, di lasciare indietro le persone, ma che vi è il vivo desiderio di promuovere una riflessione sull’abitare umano. Per fare cosa? Credo perché tutti noi abbiamo bisogno di creare una coscienza sociale, per far superare anche quel malessere che talvolta sottende, laddove c’è la periferia, la coscienza sociale infelice, che è un male terribile, che apporta tristezza. Spesso gli oratori, i luoghi di gioco, i luoghi di ritrovo sono gli ambiti nei quali si raccolgono queste infelicità. I dialoghi diretti del cappellano militare, anche con le persone che abitano determinate cappellanie, sono gli spazi dove vengono raccolti i dolori, i lamenti, le lacrime di questa infelicità sociale. Quindi la periferia, se da una parte ha bisogno della sua riqualificazione che riguarda l’edilizia, le infrastrutture, e i servizi e la rigenerazione urbana, essa non può prescindere dall’attenzione alla persona e nell’orientare verso la persona la dimensione della rigenerazione e della creazione nuova. Si tratta di porre in relazione, come ci insegnano i classici e poi i cristiani delle origini seppero riprendere nella loro visione, il rapporto tra paideia e politeia, cioè quel processo di educazione e umanizzazione dell’individuo alla sua vera forma, e la politeia, cioè l’organizzazione civica della comunità.
In conclusione desidero richiamare alcune sottolineature che il signor Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha pronunciato nell’ultima giornata delle periferie urbane, ricordando che alcune realtà del nostro Paese sono veicoli di disuguaglianze ed emarginazione, di abbandono e di sfiducia, con il rischio di acuire le fratture sociali, di vedere crescere l’illegalità, ostacolando così la crescita personale e collettiva delle persone, dissipando il futuro di bambini e giovani che vivono in questi contesti e con essi il futuro dell’Italia.
Signor Presidente, onorevoli, gentili signore e signore, la cura attenta, strutturale e continua delle periferie è perciò, come da tutti noi noto, il compito, la vocazione feriale, a volte silenziosa, da portare avanti con spirito di sacrificio.
(trascrizione da audio-registrazione)
