Omelia nella celebrazione di saluto a Sassari (Festa Del Voto Madonna Delle Grazie)

25-05-2025

“Ti lodino i popoli Dio, ti lodino i popoli tutti”. Così la Liturgia odierna ci invita a pregare con il salmo responsoriale.

Maria Madre di Dio, della quale oggi come Chiesa Turritana facciamo memoria come Vergine delle Grazie e Signora di nostra Città, è la voce più eloquente della discepola del Signore; nel suo pellegrinaggio terreno, infatti, sin dal primo istante della chiamata, apre il suo cuore e la sua bocca alla lode di Dio. E’ proprio in compagnia di Maria, che oggi anche io insieme con voi cari fratelli e sorelle, mentre saluto la amata Chiesa Turritana, esprimo le mie semplici parole con il linguaggio del ringraziamento, della lode e dell’amore.

Nel 2017 iniziai il mio cammino con voi sostando prima in preghiera al Santuario delle Grazie per poi ricevere il primo saluto dei giovani e l’accoglienza qui in Piazza d’Italia, prima di recarci nella chiesa Cattedrale.

Oggi, provvidenzialmente, senza particolari strategie organizzative, lo Spirito Santo ha favorito che potessimo salutarci in compagnia di Maria, prima della mia partenza per servire e amare la Chiesa Ordinariato Militare per l’Italia. Celebriamo oggi anche la terza giornata diocesana della pace, che istituii nel 2022, facendo grata memoria del Voto espresso dal mio Venerato predecessore Mons. Arcangelo Mazzotti, dal clero e dalla città. In tale circostanza, l’amato Papa Francesco volle onorarci con un suo messaggio, invitandoci a prenderci cura delle radici della fede in modo rigenerativo. E oggi Papa Leone ci introduce tutti — e a me anche in modo del tutto speciale — ad un ministero di riconciliazione, di pace e di ponti tra popoli, culture e religioni.

La compagnia di Maria non ci distoglie da Dio, dal Figlio, anzi orienta e fonda tutto in Lui. Maria apre all’incontro di lode con Dio: “L’anima mia magnifica il Signore”.

Nel suo pellegrinaggio, Maria orienta lo sguardo verso Dio e lo canta come Colui che volge con misericordia lo sguardo su Lei e su tutta l’umanità. Lo Spirito Santo come fuoco divino infiammò la sua mente e santificò la sua carne, come un incendio e come un refrigerio.

In questa prospettiva desidero rileggere il dono della chiamata e i doni di grazia condivisi assieme.

Oggi infatti ringrazio, non da solo, ma con la Chiesa: concelebriamo l’Eucaristia, rendendo lode a Colui che è la sorgente di ogni dono perfetto. Questa sera con Cristo, santificati dallo Spirito, eleviamo al Padre il nostro Magnificat, la nostra lode e la nostra offerta.

Maria ci educa ad avere uno sguardo più alto sulla realtà. La benedizione di Maria non è autoreferenziale, è piuttosto aperta all’iniziativa di Dio. In Lei, nella sua lode, non prevale la logica del merito bensì quella della gratuità.

In Maria troviamo lo stile che caratterizza il discepolo missionario, la cui forza, non è il ragionamento o il calcolo difronte alla missione. Nel Vangelo abbiamo potuto ascoltare la promessa del dono dello Spirito del Cristo risorto ai suoi discepoli: “Lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà ciò che io vi ho detto”. Cristo così è presente in mezzo a noi, con il dono della sua pace e della gioia. È Dio stesso a rivolgere e a tirare a sé la volontà degli uomini. Ci ricorda sant’Agostino che: «È il Signore ad avere in mano i nostri cuori […] perciò la Chiesa prega non per fare dei convenevoli, ma perché crede di non potersi dare da sé stessa i doni della fede». La grazia, la gratuità dei doni di Dio, sono realtà che ho potuto toccare con mano percorrendo il tessuto vitale della nostra Chiesa Turritana. Penso in particolare all’avvio dei lavori per dare un volto locale all’Evangelii Gaudium, alla Visita Pastorale e al processo sinodale. Questa è la testimonianza che desidero lasciare in questo momento: Cristo Risorto é veramente in mezzo a noi, lo Spirito Santo é all’opera sviluppando aspetti del camino pastorale che abbiamo solitamente indicate con le seguenti immagini: attivare processi tra la soglia e il focolare, promuovere cantieri di ascolto per addivenire ad un cammino sinodale, rigenerare una cultura dell’ascolto.

Con voi carissimi fratelli presbiteri e diaconi, ho avuto più occasioni di incontro e saluto, sia personali che comunitari, come nell’ultimo ritiro che ci ha visti insieme pregare sulla tomba dei Protomartiri a Porto Torres, culla della nostra Chiesa. Oggi desidero affidarmi e affidarvi a Maria Madre delle Grazie. Insieme a voi affido anche il nostro Seminario diocesano che si ripensa come Campus di Orientamento alle scelte di vita, il Centro Pastorale, la Fondazione Accademia Casa di Popoli, Culture e Religioni e il Campus Interculturale.

E infine un pensiero particolare al tessuto sociale, alle istituzioni civili e accademiche del nostro territorio, desidero esprimerlo riascoltando le parole proclamate dalla Seconda lettura dal Libro dell’Apocalisse: “Mi mostrò la città santa Gerusalemme scendere dal cielo […] la città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna. La sua lampada è l’agnello”. Queste bellissime comparazioni tra città e sole, città e luna, città e agnello, ci aiutano a capire come la vera città e il vero tempio sia la creatura umana.

In questa città risplende la bellezza di Dio, la vocazione e la legge dell’Amore. Pertanto è una Città dal volto universale. Essa non è frutto di un atto magico, è l’esito di un cammino di dedizione e di impegno: è sistemata, edificata, disegnata, adornata, è una città rigenerata dall’interno, riconciliata, è una città che non chiuderà le porte a nessuno.

Gian Franco Saba
Arcivescovo