Ara Coeli – 8 marzo 2026
Il cammino di Gesù è come un ponte verso l’umanità.
La terza domenica di Quaresima ci porta a percorrere con Gesù un viaggio fisico e spirituale. Gesù infatti va dalla Giudea alla Galilea. Nel suo cammino potrebbe evitare la Samaria, regione da sempre guardata con ostilità dai giudei, ma non lo fa. Per Giovanni, Gesù, un giudeo appunto, “doveva” attraversare la Samaria: la sua missione infatti è quella di abbattere le frontiere per incontrare chi è ritenuto avversario e nemico.
Questo incontro però ha bisogno di gradualità e il Maestro ci accompagna a viverla sostando in tre tappe: il pozzo, la sete delle domande del cuore, la città.
Il pozzo delle domande quotidiane diviene tenda di amore per l’incontro tra Dio e l’umanità.
IL POZZO. Gesù stanco e assetato siede accanto ad un pozzo per trovare ristoro. È solo: gli apostoli sono andati in città in cerca di cibo. Si avvicina una donna samaritana per attingere acqua. Nulla di sorprendente, tranne che per il fatto che, annota Giovanni, “era verso mezzogiorno”. Nessuno va al pozzo a quell’ora così calda se non spinto da un’urgenza. Forse la vergogna e il desiderio di nascondersi agli occhi giudicanti degli altri portano questa donna ad uscire in quel momento.
Proprio lì a quell’ora si realizza l’incontro tra un uomo-Dio che si rivela al caldo del sole e una donna che quel sole l’ha scelto per nascondersi; tra una sete materiale e una spirituale.
La pedagogia spirituale dell’Ordinariato Militare si ispira allo stile di Gesù al pozzo: appostato lì dove vi sono condizioni avverse per la convivenza umana e sociale, lì dove nessuno starebbe, lì dove c’è chi fugge da pericoli esterni e interiori, da giudizi e drammi esistenziali. È lo stile delle sentinelle vigili non per tendere imboscate o per affossare l’altro, ma per favorire l’incontro tra Dio e l’umanità. La nostra vocazione, fratelli e sorelle, è tutta qui: attendere e promuovere questo incontro, senza invasioni di campo, ma col solo desiderio di accompagnare ciascuno perché non si fugga più per paura, ma rafforzati dai vincoli di fraternità e dalla fede si proceda ad attingere la vera acqua che disseta.
Nel luogo della stanchezza, della sete e della paura reciproca scaturisce una domanda: Dammi da bere.
LA SETE. Gesù si mostra bisognoso: “Dammi da bere”. Attraverso la sua richiesta egli avvia un dialogo che intercetta la vera sete di questa donna: essere guardata con occhi nuovi e sentirsi amata. Ma Gesù deve fare i conti con le resistenze che la samaritana pone: “Non hai un secchio. Come puoi darmi da bere?”. Può capitare anche a noi di affidarci alla nostra forza di volontà e al fatto che dobbiamo farcela da soli. Ma i nostri mezzi non sempre bastano per soddisfare la sete che abbiamo nel cuore. Il vero pozzo che tocca le profondità del mistero della vita e che dà l’acqua che disseta, è solo il Verbo di Dio, Gesù Cristo, come scriveva Origene.
La Chiesa Castrense vuole essere questi occhi nuovi di Dio perché ciascuno si senta guardato e amato. È questa una missione di frontiera, come aveva intuito San Giovanni Paolo II: una frontiera segnata dalle tensioni delle zone di guerra, così come quelle che abbiamo in noi.
Dalla città al pozzo, dal pozzo alla città.
LA CITTÀ. Il dialogo di Cristo con la Samaritana apre i suoi occhi ad un nuovo orizzonte: ella sente il bisogno di andare a raccontare a tutti ciò che ha scoperto. Ha fatto Pasqua, ha vissuto il suo passaggio dalla morte alla vita vera. Anche noi siamo invitati a testimoniare come l’incontro con il Risorto ci ha cambiato l’esistenza. E per farlo ci occorre una nuova passione educativa e pedagogica che susciti itinerari di incontro con Cristo, con lo scopo di far uscire ognuno verso il Signore e di fornire gli strumenti per attraversare la frontiera, per vivere da risorti e non come chi sopravvive.
La società civile ricorda oggi una giornata dedicata alla donna. In questa donna vediamo l’apprezzamento del Signore verso ciascuna creatura. Il mio pensiero si rivolge anche alle tante donne che nel mondo della difesa, insieme a tanti uomini, servono la comunità umana. E penso alle famiglie dei militari, che sostengono, come spose, soprattutto come mamme, l’opera e l’azione dei nostri militari.
Il Signore ci conceda di essere uomini di Dio sul crinale della storia per essere luoghi accoglienti, occhi pietosi di Dio ed educatori amorevoli secondo lo stile di Gesù.
✠ Gian Franco Saba
Arcivescovo
