(29-03-2026) Nella magnifica cornice della chiesa principale dell’Ordinariato, Santa Caterina a Magnanapoli, l’arcivescovo castrense Gian Franco Saba ha presieduto la messa delle Palme. Concelebranti il segretario particolare don Giovanni Tanca, il rettore don Pasquale Madeo, oltre a don Gianfranco Pilotto, don Giuseppe Praticò e don Rino De Paola, presenti pure i diaconi Salvatore Guarneri e Sebastiano Marrone.
Dopo la benedizione delle Palme sul sagrato è seguito l’ingresso, quindi l’inizio della celebrazione animata dalla cappella musicale diretta da don Michele Loda.
Una liturgia molto partecipata; nell’assemblea le suore che prestano servizio per l’Ordinariato e rappresentanze sia del personale di Curia che del PASFA e delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa.
Così mons. Saba nell’omelia (alcuni passaggi):
“La celebrazione della Passione del Signore, che oggi abbiamo annunciato, ci introduce nella Settimana Santa, nella settimana del Discepolato, una settimana nella quale siamo chiamati non semplicemente ad ascoltare come spettatori le narrazioni della Passione, della morte, della risurrezione di Gesù, quanto piuttosto ad entrare nel dramma di questa storia che rivela il volto luminoso della risurrezione, dell’amore di Dio…
La prima parte infatti della narrazione della Passione è una narrazione di tradimenti, è una narrazione di difficoltà nella sequela, di incapacità di stare al passo di Gesù. È l’incapacità di ogni discepolo che Gesù raccoglie non come giudice severo ma che trasforma come figlio rivolto ad un padre che opera un cambiamento totale nella scena dell’umanità. Questo è il passaggio che Gesù compie, è il passaggio al quale introduce…
Tutto questo segnato dalle difficoltà viene vissuto da Gesù stesso ed è il secondo elemento che la liturgia pone alla nostra attenzione e cioè quando Gesù vive la solitudine più profonda e rivolgendosi al Padre prega Dio mio Dio mio perché mi hai abbandonato? Non è solo un grido personale, in quel grido personale vi è il grido dell’umanità sofferente, della umanità alla ricerca di Dio, dell’umanità che sente l’abisso della lontananza di Dio e quindi è la discesa del verbo di Dio negli abissi dei drammi della storia umana. Questi abissi sono vissuti sino alla fine, sino a quando poi il cielo si oscurerà, un terremoto squarcerà, un rombo forte farà avvertire con forza ciò che avviene.
Tutto questo è un linguaggio teologico, è un linguaggio di rivelazione per mostrare che poi il Signore discendendo ascende venendo fuori e riportando nelle tenebre la luce e nei luoghi di morte la vita. Questo itinerario è un itinerario che riguarda il discepolo cristiano, ma oggi diventa anche un annuncio per l’umanità, un’umanità smarrita, un’umanità che vive il potere in modo autoreferenziale, un’umanità sofferente perché ha smarrito l’orientamento, l’orientamento di centrare la propria vita verso Cristo. Questo ha generato una serie di consegne.
Gesù è stato consegnato, anche oggi tante persone iniquamente vengono consegnate da un’amministrazione del potere verso la comunità umana, non come servizio, non come dedizione, ma come affermazione di principi materialistici, egoistici e competitivi portati sino ad una estremizzazione che conduce alla morte e all’uccisione. E quindi in questo momento occorre davvero lasciarci illuminare dalla luce che viene dalla passione del Signore…
Possa questa nostra settimana santa essere un itinerario per noi, ma anche per chi vive sotto continue consegne dettate da spirito maligno, dettate da uno spirito del male, da tutto ciò che anziché edificare distrugge e demolisce”.
Significativo altresì e riferito alla contingenza del difficile momento anche l’ulteriore contributo che l’Ordinario Militare ha inteso offrire nella breve riflessione a fine celebrazione, asserendo:
“oggi tanti militari sono custodi di Cristo sofferente e morto nei teatri di guerra, negli scenari dove la persona umana non viene rispettata, non viene custodita. Ecco, questo servizio di custodia, desidero sottolinearlo con forza, perché il militare è proprio un militare della custodia del proprio fratello. E oggi il Santo Padre Leone ci ha ricordato che Cristo ancora continua a gridare dalla croce perché cessino le armi, perché sono armi rivolte nei confronti e contro i nostri fratelli. Questa custodia possa ancora divenire un apostolato sempre vivo e sempre forte, talvolta anche incompreso, ma una custodia molto necessaria in un mondo nel quale la costruzione della fraternità universale, la costruzione della pace, la difesa del bene comune non possono essere lasciati all’improvvisazione, ma hanno bisogno di persone che se ne prendano cura, che vi sappiano vigilare costantemente.
Quindi la nostra preghiera e il nostro affetto a tutti i militari impegnati in questo servizio, verso la comunità umana e alle loro famiglie che ne sono compartecipi, soprattutto con l’assenza, nei momenti anche più significativi, quando ci si ritrova insieme per momenti di festa. E così iniziamo questa settimana santa come discepoli di Gesù”.











