(05-06-2026) L’Ordinario Militare per l’Italia, Gian Franco Saba, ha presieduto ieri sera la celebrazione del Corpus Domini nella città militare della Cecchignola, presso lo slargo intitolato a San Giovanni da Capestrano, patrono dei cappellani militari di tutto il mondo. “Il cappellano – ha sostenuto nell’omelia – è sempre in cammino laddove vi sono percorsi di libertà da accompagnare, da sostenere, da promuovere, laddove occorre dare l’antidoto a quei serpenti velenosi, a quegli scorpioni e a quella terra assetata di cui parla il Vangelo di oggi, che è il mistero del male, il mistero dell’iniquità. E qual è l’antidoto? L’Eucaristia, farmaco di immortalità. Viene definito dai Padri della Chiesa quella medicina che ci guarisce dal male della violenza, della contrapposizione, dell’odio, da ogni male, da ogni forma di male. Ecco quindi che Cristo si pone nel nostro cammino come quella roccia nel deserto dalla quale è scaturita l’acqua. Egli ci convoca alla mensa per donarci l’Eucaristia, che è la manna che ci nutre. Ecco che cosa ci ricorda il Santissimo Corpo e Sangue di Gesù. Ed è significativo che vi siano anche le cappellanie dove viene custodito il Santissimo Sacramento, la presenza di Gesù nel tabernacolo che ci attende per un saluto, una preghiera, per un momento di silenzio, di ascolto”.
“Nell’Eucaristia – ha continuato Saba – Gesù ci insegna che la donazione per amore per gli altri è imitazione di ciò che egli stesso ha fatto. Non è un atto magico, ma è la grazia della sua presenza che ci spinge a donarci gli uni agli altri. E perciò ecco che si è chiamati ad essere segno e strumento di unione, di solidarietà gli uni nei confronti degli altri. L’Eucaristia diventa una scuola di pace, una scuola di solidarietà, una scuola di comunione”.
Ed entrato nello specifico ha ribadito: “Pensiamo alle nostre cappellanie militari o ai teatri, le missioni, luoghi speciali anche di formazione, ove viene assicurata la celebrazione dell’Eucaristia. È la presenza viva di Dio nel nostro cammino, nella nostra vita. Perciò celebrare l’Eucaristia significa sapere che non siamo da soli, che non camminiamo da soli, ma che Dio cammina con noi”.
Poi, sulla figura dei militari ha precisato: “Il Concilio Vaticano II, parlando dei militari, li definisce ministri di libertà, servitori della libertà. Oggi noi siamo davanti ad un’umanità che vive l’esigenza di un grande esodo, dai tanti faraoni del nostro tempo. E l’esodo è un cammino che non si può compiere da soli. Abbiamo bisogno gli uni degli altri, abbiamo bisogno del supporto di alcune persone che in modo speciale si dedichino ad accompagnare il cammino dell’esodo. Sono tante le figure educative, formative, nei tempi della formazione, così come per chi è in servizio già sperimenta di essere compagno di una umanità che desidera liberarsi delle schiavitù. Nel vedere tanti giovani qui presenti penso al vostro servizio, che è quello di servitori della libertà dei popoli, della libertà delle persone. E allora, davanti a questo servizio, ci si pone la domanda: vale la pena spendere la propria vita nel sacrificio, talvolta anche nella fatica, nel coltivare uno spirito di donazione verso gli altri, per un valore così grande? Sicuramente sì, perché si diventa costruttori, artefici del bene dell’umanità. Questo è il profilo del militare cristiano e questo è anche il servizio che il cappellano militare è chiamato a compiere accanto a voi: compagni, che guidano, sostengono, ascoltano, incoraggiano questo servizio di ministri della libertà. E i cappellani lo fanno con una loro peculiarità, che è quella di essere presbiteri, cioè di essere sacerdoti. Con il sacerdozio Gesù, mediante il ministero della Chiesa, ha costituito alcune persone perché possano porre quegli atti che egli stesso ha posto. E ve n’è uno essenziale, che è quello di presiedere la comunità, presiedere l’Eucaristia. La loro presenza vi dona quel cibo, quella manna necessaria per attraversare il deserto. La celebrazione dell’Eucaristia è quella scuola nella quale a vari livelli di responsabilità sociale ci si forma per essere tessitori di amicizia gli uni con gli altri, di essere tessitori di pace. Significa essere promotori di una cultura eucaristica nel mondo. Questo è il servizio dei cappellani. E perciò ci si sbaglia quando si afferma che la fede non abbia una sfera pubblica”.
Dopo la celebrazione, per le vie della città militare si è snodata la processione del Santissimo Sacramento fino al cortile del Seminario Maggiore dell’Ordinariato Militare dove, dopo un momento di adorazione, l’Ordinario ha impartito la benedizione.










