(19-09-2026) Ho percorso molte volte la strada che porta al Santuario del Divino Amore durante il pellegrinaggio notturno. Stavolta è stato un cammino diverso da tutti gli altri, più profondo e intenso, sicuramente credo per via del peso e della grazia di una ferita recente: la perdita di mia moglie.
Camminare nel silenzio della notte, fianco a fianco con mio fratello, venuto appositamente dalla Puglia per non lasciarmi solo e sostenere i miei passi, ha reso questo viaggio una metafora vivente della fraternità e dell’amore che sostiene nei momenti di prova. Ad ogni chilometro, mentre la fatica del corpo aumentava, la mia mente tornava ai mesi passati, segnati dalla sofferenza e dalla malattia della mia sposa.
Insieme ai ricordi dolorosi, però, affioravano con chiarezza le sue parole: mi riferiva infatti molto spesso della presenza costante di una Luce che la accompagnava e le dava forza nel periodo più difficile. Nel buio della strada verso il Santuario, quelle parole sono diventate per me una certezza viva. Ho compreso che quella Luce non la abbandonava allora e non abbandona me e i miei due figli oggi; è la presenza discreta e luminosa del Signore e della Vergine Maria.
L’arrivo al Santuario al sorgere dell’alba ha avuto il sapore di un abbraccio. Consegnare ai piedi della Madonna la sofferenza vissuta, il dolore della perdita e la gratitudine per il dono che mia moglie è stata nella mia vita è stato un atto di profondo affidamento.
Torno a casa con il corpo affaticato, ma con il cuore ricolmo di una pace nuova. Questo pellegrinaggio ha accresciuto la mia fede e con essa la convinzione che la morte non ha l’ultima parola e che, anche attraversando le notti più buie del dolore, la Luce del Divino Amore continua ad illuminare il nostro cammino e a unire ciò che la vita terrena ha separato.
Testimonianza di un militare dell’Arma
