Convegno promosso dalla Fondazione Occorsio

Cagliari – Mons. Saba partecipa al II Festival della Sicurezza

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(22-09-2026) “La Fondazione Occorsio – si legge nel proprio profilo web – nasce nel ricordo di Vittorio Occorsio, magistrato della Repubblica Italiana, medaglia d’oro al valor civile, vittima di un attentato terroristico di matrice neo-fascista avvenuto a Roma il 10 luglio 1976; essa intende stimolare una riflessione culturale che consenta alle nuove generazioni di apprezzarne il metodo di lavoro e di valorizzarne l’esempio di vita”.

E proprio nell’ambito di questa riflessione culturale che la Fondazione ha voluto promuovere, per il secondo anno consecutivo, il Festival della Sicurezza, dedicato all’analisi delle principali trasformazioni della sicurezza contemporanea, favorendo il confronto strutturato tra istituzioni, mondo accademico, industria strategica e società civile.

Sviluppato su due giorni, 18 e 19 settembre 2026, il Convegno si è svolto presso la Sala Executive, Molo Ichnusa di Cagliari; dopo i saluti iniziali, tra cui quello della Presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde e del Sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, ha introdotto i lavori il Gen. Luciano Carta; la prima relazione è stata affidata a Luigi Di Maio, Rappresentante Speciale dell’Unione europea per la regione del Golfo e già ministro degli Affari Esteri, che ha sviluppato il tema della complessità e delle insidie per la sicurezza globale. Il secondo momento della mattinata è stato dedicato alla riflessione della sicurezza tra crisi internazionali, competizione strategia e criminalità organizzata, con gli interventi di Marco Minniti, Fondazione Med-Or, già Ministro dell’Interno, Gianni Caravelli, Presidente Direttore AISE (Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna), Lorenzo Guerini Presidente COPASIR (Comitato per la Sicurezza della Repubblica), già Ministro della Difesa, Antonio Ardituro, Sostituto Procuratore Nazionale presso la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Chiara Colosimo, Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, e Francesca Ippolito, Professore di Diritto internazionale presso Università degli Studi di Cagliari.

Nel pomeriggio si è posto l’accento in un primo momento sulle capacità industriali e tecnologiche europee capaci di supportare una difesa più determinata e resiliente, attraverso sistemi che possano essere all’altera delle nuove minace geopolitiche; il dibattito è stato animato dagli interventi di Domitilla Benigni, CEO & COO di ELT Group, Emanuela Trentin, CEO di Veolia Italia, Alessandro Ercolani, CEO di Rheinmetall Italia S.p.A., Andrea Campora, Managing Director della Divisione Cyber & Security Solutions di Leonardo S.p.A., Roberta Pinotti, Presidente Fondazione del Polo Nazionale della Dimensione Subacquea, già Ministro della Difesa della Repubblica Italiana e Gianluca Di Feo, Giornalista di La Repubblica.

La mattinata di sabato, invece, è stata dedicata al confronto dialogico tra Mons. Gian Franco Saba, Ordinario Militare per l’Italia e Luigi Zanda, Senatore, già Capo della Segreteria e Portavoce del Presidente Francesco Cossiga sul tema: Formazione, etica e leadership nelle istituzioni della sicurezza; moderatore del dibattito è stato Giulio Gambino, direttore presso The Post Internazionale. Vari e profondi gli spunti che sono emersi dai diversi relatori.

Mons. Saba, in particolare, ha rimarcato come la situazione attuale, l’orizzonte nel quali ci si trova, sia quello del grande mutamento epocale, che Papa Francesco amava sintetizzare nell’espressione: “Non un’epoca con dei cambiamenti, ma un cambiamento d’epoca” e che papa Leone XIV ha voluto esplicitare con la sua enciclica pastorale Magnifica Humanitas, nella quale – ha ancora sottolineato l’Ordinario – si vuole rispondere ad una domanda di fondo: “Che cosa ne vogliamo fare di questa Manifica Humanitas, vogliamo realizzare un’umanità che risplenda nella sua bellezza, nella sua più alta vocazione, oppure un’umanità che si abbrutisce”.

Occorre, quindi, porre l’accento sulla “cura” della formazione etica, in particolare per coloro che sono chiamati ad essere “servitori della sicurezza e della libertà dei popoli” e, oggi più che mai ci si rende conto che questa “formazione” non è monopolio di un unico individuo, ma vi è la necessità di un lavoro di interdipendenza, che pone al centro il bene comune. “In questo sistema di formazione interconnesso, che rispecchia in un certo senso il principio del lavoro interforze, così come viene chiamato in ambito militare: qui si colloca anche il lavoro dei cappellani militari che svolgono un servizio di formazione, di prossimità, di presenza, in un tipo di relazione dialogica con la persona, affinché emerga la dimensione responsoriale dell’etica, della maturazione di quei valori che danno una struttura valoriale per coloro che sono chiamati al servizio della collettività; infatti – ha continuato Mons. Saba – vi è una differenza tra compiere buone azioni, singole azioni di servizio e una vita spesa al servizio, perché lo stile non è una forma esteriore, ma è l’acquisizione di un habitus, che richiede un addestramento, un esercizio, una palestra, per la formazione della persona… E non è altresì secondario che abbia assunto da questa tradizione pre-classica, ma poi anche cristiana, il principio di iniziazione che indica il concetto di accompagnamento e di gradualità…Ecco perché in questa iniziazione concorrono più soggetti… Si comprende, quindi, che la formazione etica non è monopolio di un unico individuo, perché non si tratta di plagiare una coscienza, ma di renderla responsabile”.

In questo percorso di formazione si è posto, quindi, l’accento sul capitale umano, sulla maturità etica e sulla capacità di adattamento, elementi che fanno comprendere la complessità della maturazione della persona umana e la necessità di interfacciarsi su diversi orizzonti.

Il dibattito di questo convegno ha suscitato vari spunti d’interesse, riaffermando l’urgenza di essere sempre più formati ad un lavoro d’insieme. In un’epoca di radicali mutamenti geopolitici e tecnologici, la vera sfida si gioca sul terreno della formazione e della responsabilità individuale e collettiva. Oggi non ci si può chiudere a difendere la propria “torre di Babele”. Al contrario, custodire quella “Magnifica Humanitas”, richiamata da Mons. Saba, significa rifiutare la logica dei “navigatori solitari” per riscoprire l’interdipendenza, l’addestramento dei valori e la cura di una coscienza etica che sia la vera bussola al servizio della collettività.