Basilica dei Santi XII Apostoli – 1° aprile 2026
Questa celebrazione è icona della comunione della Chiesa, dove il presbiterio, presbiteri con il vescovo, in questo caso un presbiterio particolare formato da cappellani militari e tutto il popolo di Dio, ci ritroviamo uniti attorno all’altare del Signore. Il nostro popolo di Dio oggi è qui rappresentato da una presenza di militari e di associazioni che ringrazio per il loro prezioso e quotidiano servizio. Il nostro sguardo tuttavia e la nostra preghiera si allargano fino a raggiungere i nostri militari che in queste ore difficili, insieme ad alcuni cappellani, operano nei diversi teatri e nelle missioni di pace. Con loro vi è la nostra presenza, la vicinanza, attraverso il servizio dei cappellani che con loro vivono questi momenti turbolenti, chiamati a portare l’olio della consolazione e ad annunciare la lieta novella. In questa immagine si riflette proprio il nostro ministero: presenza discreta ma costante accanto agli uomini e alle donne in uniforme: ascoltare con cuore aperto, guidare con sapienza, rassicurare nelle paure, prendere per mano nelle difficoltà, per diffondere in tutti il buon profumo del Cristo inviato a portare il lieto annuncio.
L’annuncio di pace del Risorto è il Vangelo che il presbitero è chiamato a vivere e a proclamare a chi non crede ad una vita in più, con affetto, con amore e con spirito di ascolto, tratti che nel recente incontro con il Santo Padre Leone XIV ci sono stati offerti. Oggi dunque, carissimi presbiteri, ci ritroviamo uniti nel comune sacerdozio per chiedere al Padre ancora una volta che ci renda simili al Figlio Suo, capaci di mettere i nostri piedi nelle Sue orme, le nostre mani nelle Sue, il nostro cuore nel Suo sguardo di amore.
Desidero anche esprimere il grazie sincero per il vostro servizio, non solo mio personale, ma di tanti fratelli e sorelle che spesso incontro nell’itineranza ministeriale. Il ministero è un servizio spesso nascosto, che si svolge anche tra fatiche, in un cambiamento culturale rilevante. Queste fatiche sono il luogo prezioso per la profezia che vogliamo scegliere come orientamento pastorale. Le fatiche, ci ricorda Leone XIV, possono anche essere occasione di riflessione sulle sfide pastorali da affrontare. Il nostro essere è poi segnato da una vita di comunione alla quale non possiamo rinunciare, e il nostro incontro odierno ne è il segno più vivo e più bello.
Oggi ritrovarci insieme qui nella Chiesa dei Santi Apostoli, nella quale anch’io ho iniziato il ministero, insieme, il nostro ministero … Non esiste proprio un mio ministero nella Chiesa, esiste il nostro ministero, perché ogni mio è sempre rivolto a un noi, ad una dimensione comunionale e collegiale.
(trascrizione da audio-registrazione)
