Militari da tutto il mondo da oggi a Lourdes – La nota stampa dell’Ordinario Militare

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(21-05-2026) Ai nastri di partenza oggi pomeriggio il 66° Pellegrinaggio Militare Internazionale a Lourdes. I partecipanti (militari, agenti di Polizia e di Sicurezza, dipendenti civili della Difesa e loro familiari, 4000 su 17000 le presenze italiane) iniziano un percorso che si chiuderà domenica prossima e che costituisce momento di forte comunione tra i militari di tutto il mondo, accompagnati dai rispettivi vescovi castrensi con centinaia di cappellani militari.

In una fase storica particolarmente difficile, si ritroveranno insieme a pregare per la pace, dall’America alla Spagna, dalla Croazia alla Lettonia, all’Ucraina, dalla Repubblica Centrafricana all’Irlanda, etc. etc.

Dall’Italia, a raggiera, bus e aerei sono in arrivo nella cittadina ai piedi dei Pirenei.

L’Ordinario militare per l’Italia, Gian Franco Saba, ha diffuso una pregevole nota per la stampa che riportiamo a seguire.

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NOTA PER LA STAMPA DI MONS. GIAN FRANCO SABA

 Il pellegrinaggio dei militari a Lourdes esprime già un desiderio: camminare per invocare il dono della riconciliazione e della pace ai piedi della Vergine Maria. È la volontà di numerosi giovani militari, accompagnati dai loro cappellani, da molti educatori e comandanti, di entrare nella logica di una fede che matura nel dialogo, proprio come avvenne per Santa Bernadette. Anche qui l’obiettivo è vivere l’esperienza di aprire gli occhi all’Eterno, un nuovo Risveglio.

 

Il Progetto del Risveglio

Desidero consegnare ai giovani militari e a tutti i pellegrini il progetto indicato da Papa Leone XIV il giorno della festa della Beata Vergine Maria di Lourdes (11 febbraio 2026): «Alla scuola di Maria, Madre della Chiesa, accogliamo Cristo, Parola vivente di Dio, che realizza la nostra conversione interiore, rinnovando il nostro spirito e il nostro cuore per vivere secondo il Vangelo». San Paolo VI, proprio a Lourdes, ricordò che la vita cristiana si delinea come «una vocazione, un appello, una chiamata, un risveglio». Come la mamma desta il suo bambino e gli dice: “sorgi, affrettati”, così il Papa dice loro: “svegliatevi, venite, perché c’è bisogno di operare, di agire”. In cammino verso Lourdes per ripartire giovani desti, svegli, sospinti verso il dedicarsi con amore a convincere i distratti perché riflettano, ricordino la propria origine e l’ultimo fine; e tengano presente che proprio il Signore ha insegnato ciò che è bene e quel che è male.

 

I Nuovi Ambasciatori

Ecco il progetto dei giovani militari: uomini e donne desti, consapevoli che il nostro destino non è solo qui sulla terra, per divenire ambasciatori di un senso della vita non appiattito sul materialismo, la sopraffazione, la violenza. Giovani venuti qui per irrobustire con la luce del Vangelo il desiderio di servizio e dire al mondo, con la forza della dolcezza attinta al cuore e alle labbra di Maria: il mondo sbaglia se pensa che io sono sufficiente a me stesso, non ho bisogno di nessuno. Qui pellegrini per accogliere l’invito di Papa Leone per dotarsi delle risorse necessarie per la «costruzione di una nuova unità del continente europeo, per superare tensioni, divisioni e antagonismi religiosi e politici». Nuovi ambasciatori di un umanesimo dell’incontro che contrasta, con un’uniforme interiore tessuta con la bellezza del Vangelo, la cultura che esteriorizza l’uomo. Quella cultura che, costringendolo alla tecnica e alla scienza per il solo profitto, all’intensa vita esclusivamente economica intenta a rubare l’anima, provoca e produce un vuoto che porta appunto all’insensibilità, e allo stato della deplorata incoscienza e incertezza.

 

L’Armatura dello Spirito e la Libertà

Qui si mostra anche la vocazione dei cappellani militari e degli educatori: in cammino con i giovani, testimoni della libertà che forgia personalità forti, tenaci, intrepide nella dedizione. L’esortazione è chiara: «Fortificatevi nel Signore e nella forza della sua potenza. (Ef 6,10-11) Rivestitevi della completa armatura di Dio». Come nei dialoghi tra Maria e Bernadette, va ricordato che tale annuncio, il quale può anche assumere la forza di un turbine sopra di noi, ci lascia liberi. Ciascuna anima può scegliere; può dire sì o no; rispondere: voglio o non voglio; desidero essere cristiano o no. La fede sviluppa la capacità decisionale, non lascia vite a metà. È forte ma anche mite e soave come Gesù che ne è la sorgente: una vita irrorata dalle sorgenti della fede sperimenta la fragilità, ma non lascia posto per instabilità o tiepidezza. Non ci si può fermare a metà né abbandonarsi ad opportunistici o vili compromessi. Bisogna decidere; libertà sì, ma con responsabilità. Il militare cristiano è colui che ha deciso, certamente di compiere una professione, ma la radica in una vocazione ed in una missione: costruire ponti, promuovere la riconciliazione, difendere i deboli e i fragili, salvare i naufraghi, frenare gli arroganti e gli oppressori, e, se è il caso, donarsi senza misura per amore e mai per odio. Prima di armi, il militare cristiano è dotato dell’armatura dello spirito, e anche quando è costretto all’uso estremo delle armi, lo compie con il discernimento di chi ha un cuore disarmato. Rinnovo l’invito che proprio qui San Paolo VI indirizzò ai giovani e all’importanza della loro formazione: «Se i giovani sono buoni, ardimentosi, la società sarà degna, sacra e santa; ed anche prospera e felice».