(01-06-2026) In un Mediterraneo attraversato da sfide complesse e da un equilibrio internazionale sempre più fragile, la visita dell’Ordinario Militare per l’Italia, Mons. Gian Franco Saba, a bordo di Nave Francesco Morosini impegnata nell’operazione IRINI ha assunto il valore di un gesto solenne, carico di significato umano e istituzionale.
All’arrivo, l’Arcivescovo è stato accolto dall’Ammiraglio di Divisione Marco Casapieri, controammiraglio Andrea Bielli, dal comandante della nave, capitano di fregata Francesco Brengola, e dal cappellano militare Don Luigi Benemerito, in un clima di profondo rispetto e sincera partecipazione. L’incontro ha rappresentato un momento di intensa comunione tra la dimensione pastorale e quella operativa, tra la missione della Chiesa e il servizio delle Forze Armate.
La presenza dell’Ordinario Militare ha voluto essere un segno concreto di vicinanza pastorale agli uomini e alle donne impegnati in un servizio che, nel contesto attuale, assume un valore strategico e umano di primaria importanza. In un mare segnato da tensioni geopolitiche, conflitti e nuove forme di criminalità transnazionale, l’Arcivescovo ha ricordato come la missione della Forza Armata non sia soltanto un compito tecnico, ma un impegno morale a tutela della legalità internazionale e della dignità dei popoli.
La Messa celebrata per la Solennità della Trinità nell’ hangar della nave ha trasformato lo spazio operativo in un luogo di raccoglimento e riflessione. Nell’omelia, Monsignor Saba ha evocato la figura di Sant’Agostino, “giovane in ricerca, passato anche da queste acque”, come simbolo di un’umanità che non smette di interrogarsi sul senso della propria esistenza.
L’Arcivescovo ha poi richiamato il cuore della missione condivisa tra Chiesa e Forze Armate:
“Il desiderio di Dio è abbracciare l’umanità nell’amore. Qui, nel cuore del Mediterraneo, siamo chiamati a far sentire questo abbraccio a chi ha bisogno di un amore che salva la vita”.
E con parole che hanno assunto il tono di un mandato morale, ha affermato:
“Questa nave non è un luogo dal quale partono minacce, ma da cui parte un messaggio di pace. Partono gesti di amore per costruire la riconciliazione”.
Ha ricordato le vite salvate, le mani tese verso chi era in pericolo, gli sguardi colti nel momento più fragile:
“Penso a quanti di voi hanno abbracciato vite umane nella prova, nella disperazione, nell’assenza totale di qualcuno che potesse porgere una mano”.
Un richiamo che si è intrecciato con le parole di Papa Leone XIV, che aveva definito i militari “ministri che custodiscono i deboli”.
In conclusione, Monsignor Saba ha espresso un auspicio che è insieme visione e impegno:
“Sono fiducioso e speranzoso che possiamo creare veri e propri percorsi per formare una cultura di un Mediterraneo aperto, inclusivo, pacifico”.
Un messaggio che ha trovato eco nel silenzio del mare e nella consapevolezza dell’equipaggio: la pace non è solo un obiettivo, ma una rotta da tracciare ogni giorno, con responsabilità, dedizione e umanità.
Don Luigi Benemerito



